Il presidio
Fusione, conto alla rovescia L’appello a decidersi
Fra 24 mesi potrebbe essere imposta ai Comuni che non si sono attrezzati Barbagli (Cinigiano) invita a una riflessione ragionata coinvolgendo i cittadini
CINIGIANO. Si apre il 2017 e si riparte a tutta birra col tema fusioni dei comuni in Amiata. Che, al momento, pare nessuno o quasi voglia, nonostante l’orologio corra veloce e, se fra 24 mesi i comuni non si sono decisi, potrebbe essere imposta a forza.
Suona l’adunata Cinigiano col capogruppo di minoranza A/gente comune, Giovanni Barbagli, che si sente direttamente coinvolto in quanto Cinigiano, uscito dall’Unione comuni Amiata grossetana, aveva annunciato una futura fusione di cui poi, pare non si parli più. Per lo meno così sostiene Barbagli.
«Nel 2016 – spiega il consigliere – abbiamo assistito ad una intensa attività nazionale e locale intorno alla questione della fusione dei piccoli comuni, per legge oggi tenuti a fondersi se sottosoglia di popolazione. Anche il nostro comune rientra tra quelli sotto la soglia dei 5.000 abitanti e dunque è direttamente interessato dalla normativa, vista l’uscita dall’Unione dei Comuni, decisa dalla sindaca, che ora costringe Cinigiano a una presa di posizione alternativa».
Barbagli specifica che i suoi «non sono sostenitori ideologici di fusioni e accorpamenti, avendo chiarito in varie e svariate sedi come non crediamo assolutamente nell’accentramento dei servizi né dei punti di erogazione dei medesimi, convinti che allontanare i centri decisionali, di spesa, di amministrazione in senso ampio dai cittadini renda soltanto più complicati i rapporti e più scadenti i servizi».
C’è però una buona notizia. «La buona notizia per il 2017 – dice il consigliere – è quella che i benefici in favore dei comuni virtuosi che attueranno spontaneamente le fusioni sono prorogati e ciò ci consente una riflessione serena, senza incorrere nel pericolo di scelte troppo affrettate».
C’è però anche il rovescio della medaglia. «La brutta notizia – aggiunge Barbagli – è invece che, decorsi inutilmente i ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del provvedimento senza che tale fusione sia stata compiuta o che siano avvenuti i trasferimenti di funzioni, in virtù anche della normativa regionale, la fusione potrebbe essere decretata d’autorità dalla Regione, a quel punto con decisioni e modalità che passerebbero del tutto sopra le nostre teste». Per questo Barbagli propone di creare un laboratorio di idee, con il coinvolgimento dei cittadini per una riflessione ragionata sulla fusione: fusione sì, fusione no; fusione con chi e perché.
Barbagli rilancia anche la questione Monticello Amiata e altri territori montani che in passato avevano espresso la volontà di fondersi con Arcidosso. «Riteniamo – dice – che soltanto in questo modo la discutibile e ormai irreversibile decisione presa dal nostro Sindaco, di uscire dall’Unione dei Comuni, potrebbe acquistare una sua logica e coerenza in una progettualità futura».
Intanto, però, sono molti i comuni dell’Amiata che non hanno la minima intenzione di fondersi con chicchesia e rivendicano la propria autonomia: Castell’Azzara, Seggiano, Arcidosso.
Pare aver fatto retromarcia anche Santa Fiora e pure Castel del Piano non guarda affatto ad avventure fusioniste. «Anche volendo – commenta il sindaco Claudio Franci – per fondersi bisogna essere in due. E i due non ci sono».
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