Il presidio
Svelata la vera storia del caminetto
Acquistato nel 1953, ereditato e traslocato, ha infine trovato il suo posto
ARCIDOSSO. Il caminetto sforzesco, tornato nel palazzo dei signori cinquecenteschi di Santa Fiora dal suo “esilio”, non ha mancato di suscitare scalpore ad Arcidosso, dove è rimasto per quasi settant’anni, conservato nel castello medievale. E dopo tanto tempo torna nella sua terra.
Alla notizia che il Comune di Arcidosso con una delibera ha ceduto a Santa Fiora l’aristocratico arredo ha riportato alla luce la vera storia di questo nobile caminetto sempre rimasto in bella vista nel castello aldobrandesco arcidossino e per decenni dimenticato e riportato in auge durante le ricerche del professor Michele Nucciotti, archeologo dell’università di Firenze.
La storia del caminetto molti arcidossini la conoscono e in questi giorni la ripetono perché non venga dimenticata.
Dunque tutta la faccenda ha inizio nel 1953, quando il veterinario di Arcidosso Alberto Cicognani lo acquistò e lo fece montare nella sua villetta di Arcidosso che si trova accanto al Monumento arcidossino, vicino alla croce del Cansacchi. Il caminetto rimase in quella casa fino a quando il Cicognani morì, lasciando per testamento, i suoi beni al comune.
L’amministrazione comunale a cui il notaio consegnò le chiavi della casa, entrata in possesso del bene, pensò di smontare quel nobile caminetto cinquecentesco.
Si occuparono della cosa, i tecnici comunali di allora, primo fra tutti Giorgio Fatarella, oggi in pensione, che ben si ricorda del fatto e che racconta tutto nei dettagli.
Anche l’architetto Nello Nanni, studioso del castello, accompagnò le vicende del caminetto che fu sistemato nell’androne del castello.
«Non fu ritenuto opportuno montarlo nel castello di Arcidosso – dice Nanni – perché stonava un arredo rinascimentale in un complesso del tutto medievale».
Il tecnico comunale Fatarella aggiunge anche che «a quel punto, visto che il caminetto restava nell’ingresso del castello, presi pure contatti col comune di Santa Fiora, per capire se interessava loro l’antico camino degli Sforza, ma all’epoca, trent’anni fa circa, non se ne fece di nulla e il caminetto rimase lì».
E lì nel castello è stato, bene in vista, fino a qualche tempo fa. Poi, grazie ad un accordo fra i due nuovi sindaci, di Arcidosso Jacopo Marini e di Santa Fiora Federico Balocchi, è stato trovato il modo di riportare il caminetto nella sua dimora originaria, a palazzo Sforza Cesarini.
Qui, a restauro compiuto, qualche giorno fa è stato inaugurato alla presenza dei due sindaci interessati, di altri primi cittadini dei comuni dell’Amiata e del presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. (f.b.)
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