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Sputi in faccia, lesioni e auto danneggiata
Condannato a 2 anni per i fatti di cui era rimasta vittima la moglie separata. Avrà un altro processo
GROSSETO. Per lui una condanna a 2 anni per aver molestato la moglie da cui era separato - anche sputandole in faccia e danneggiandole l’auto; più la prospettiva di un nuovo processo, ancora per stalking, nei confronti della donna. Fatti diversi e posteriori rispetto a quali l’uomo, 37 anni, è stato adesso condannato. Gli è stata sospesa una precedente sospensione della pena, risalente al 2014.
Al termine di un processo in cui sono state ascoltate varie testimonianze - anche quella di un sovrintendente della squadra mobile proprio poco prima della sentenza - l’uomo è stato riconosciuto colpevole di tutti gli episodi contestati in base alle querele sporte dalla donna, quarantenne, costituita parte civile con l’avvocato Cecilia Corsini. Il giudice Marco Mezzaluna ha identificato una delle sei contestazioni (tentativo di costringere la donna a commettere un reato in relazione alla perdita di possesso di un’auto) come minacce e lo ha dichiarato assorbito in quello di stalking: che oltre agli sputi e ai danneggiamenti - avvenuti anche dopo l’ammonimento del questore a non avvicinarsi e anche in presenza della figlia minorenne - l’avrebbe offesa e minacciata di morte (l’avrebbe sgozzata o avrebbe pagato qualcuno per farla uccidere) e le avrebbe inviato messaggi continui, bersagliandola di telefonate. Il comportamento ritenuto illegale dell’uomo si sarebbe ripetuto anche sotto casa della madre in cui lei aveva cercato rifugio. Altre due contestazioni erano inerenti alla mancanza di mezzi di sostentamento nei confronti della moglie e della figlia e alle lesioni causate alla donna, che aveva presentato complessivamente quattro querele, tra il novembre 2013 e l’aprile 2014.
La viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva chiesto 2 anni per tutti i reati. Il difensore Giovanni Arona aveva invocato l’assoluzione per tre dei sei capi di imputazione e il minimo per gli altri. Alla moglie andrà una provvisionale da 25.000 euro, mentre i danni definitivi saranno stabiliti dal giudice civile.
Il secondo processo, che si aprirà a luglio davanti al giudice Andrea Stramenga, vede ancora vittima la moglie separata. Ancora stalking. In questo caso, l’uomo avrebbe telefonato ripetutamente alla polizia lamentando - pretestuosamente secondo l’accusa - che la moglie gli impediva di vedere la figlia o che la maltrattava: le forze dell’ordine erano così costrette a contattare la donna per le verifiche. C’è un’ipotesi di procurato allarme e di turbativa di regolarità del servizio pubblico. Due gli episodi contestati: agosto 2015 e novembre 2015. Anche in questo caso era intervenuta la polizia. (p.s.)
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