Il Tirreno

Grosseto

«Il gioco compulsivo va combattuto»

di Francesca Ferri
«Il gioco compulsivo va combattuto»

L’assessora alle politiche sociali di Grosseto difende l’ordinanza anti slot e invita chi ha problemi a rivolgersi a Coeso e Sert

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GROSSETO. C’è una donna dietro all’ordinanza “anti slot machine ” firmata lo scorso mese di ottobre dal sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

È Mirella Milli, assessora alle politiche sociali del Comune di Grosseto, che ha voluto fortemente questo provvedimento – redatto poi in collaborazione con l’assessorato al commercio – per cercare di limitare le opportunità per i giocatori patologici di accedere alla loro “droga”, le slot machine.

Il Tirreno l’ha intervistata per capire come è nata l’ordinanza e quali risultati l’amministrazione si aspetta di ottenere.

Un’ordinanza di limitazione degli orari del gioco d’azzardo alle slot machine per risolvere un problema sanitario-sociale: in che misura pensa che possa funzionare?

«Siamo sensibili a questo problema perché sta acquistando, ogni giorno che passa, dimensioni preoccupanti. Lo abbiamo aggredito con gli strumenti che sono in nostro possesso. E sono convinta che i cittadini siano dalla nostra parte: non è accettabile che molti grossetani dilapidino il proprio stipendio o pensione nella vana speranza di vincite che finiscono per non arrivare mai».

Oltre ai divieti sono previste azioni di prevenzione?

«Abbiamo in cantiere campagne di comunicazione nelle scuole e una formazione speciale per i gestori affinché riconoscano e possano segnalare comportamenti a rischio. Inoltre, esiste un tavolo permanente con i vari soggetti interessati che ha come missione quella di studiare azioni di prevenzione e tutela».

Gli operatori sociali (Coeso) invocano l’intervento del legislatore per rivedere tutta le norme che disciplinano il gioco d’azzardo: il Comune di Grosseto ha in serbo iniziative in tal senso?

«Siamo partiti affrontando il problema sul territorio ma sappiamo che non basta: non neghiamo che vorremo arrivare a fare pressioni sul legislatore. Abbiamo un parlamento che deve lavorare a una soluzione. Come Comune, utilizzeremo tutti i poteri in nostro possesso per far sì che siano tutelati i cittadini a partire dalle fasce deboli, quelle che più rischiano di cadere nel dramma della ludopatia».

Sono passati tre mesi dall’entrata in vigore dell'ordinanza: il Comune ha qualche dato (ad esempio in termini di mancati guadagni) sugli effetti della restrizione di orario?

«Esistono dichiarazioni di mancati guadagni da parte di quelli esercizi che hanno fatto ricorso».

Tre società hanno presentato ricorso al Tar che qualche anno fa, su un’ordinanza simile del sindaco di Gavorrano, si pronunciò a favore dei gestori di slot: che chance ha il Comune di far valere le proprie ragioni?

«Non spetta certo a noi dirlo: vediamo, tuttavia, che la giurisprudenza ultima in materia sta cambiando orientamento. Staremo a vedere: siamo convinti di essere dalla parte del giusto».

Dall’inchiesta del Tirreno è emerso che otto locali su dieci non rispettano l’ordinanza. Perché, secondo lei, c’è così poca sensibilità sul tema delle ludopatie?

«Si tratta un guadagno importante e sicuramente ancora troppi esercizi tentano di evitare il divieto. Noi intensificheremo i controlli».

D’altro canto per molti piccoli esercizi l’introito dalle slot machine rappresenta una entrata indispensabile alla sopravvivenza dell’attività. Cosa può fare il Comune per tutelare anche gli interessi dei piccoli commercianti?

«Stiamo valutando la possibilità di mettere in campo alcune azioni premianti».

Cosa si sente di dire alle famiglie che vivono il dramma di un ludopatico tra i propri cari? E quale aiuto fornisce loro il Comune?

«Il nostro è un primo e importante passo verso una sensibilizzazione e una presa di coscienza di un problema che negli ultimi anni ha dato dimostrazione di essere in ascesa. Il gioco compulsivo deve essere combattuto: crea danni non solo a chi cade in questa pratica, ma ha anche significativi e spesso drammatici riflessi su intere famiglie. Purtroppo ancora troppo spesso manca la consapevolezza del problema: c'è ancora pudore e tanto sommerso. Tramite Coeso e Sert, però, è possibile iniziare un percorso di conoscenza e aiuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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