Il presidio
Coperto di sangue e agitato: «Arrestatemi»
Resta in carcere Luca Tiberi, l’uomo che ha preso a martellate la vicina di casa. Secondo il giudice potrebbe farlo di nuovo
ISTIA D’OMBRONE. Agitato, con le mani e il volto ricoperto di sangue. I carabinieri della stazione di Grosseto erano in cima alla salitina che si ferma davanti al cancello della palazzina di via San Sebastiano a Istia d’Ombrone: Luca Tiberi è andato loro incontro, ha messo le mani dietro la schiena e ha chiesto di essere arrestato. Ha detto di essere stato lui ad aggredire la donna che era ancora per terra, ricoperta di sangue e con numerose ferite alla testa e al volto. La furia di Tiberi si è scatenata in pochi minuti: in mano aveva un martello da muratore e con quello aveva sferrato sei colpi alla sua vicina di casa, attirata nel garage del condominio dopo aver fatto saltare la corrente elettrica.
Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna ha firmato l’ordinanza di convalida dell’arresto: Tiberi resta in carcere, perché - spiega il gip - potrebbe fare di nuovo quello che ha fatto la mattina del 2 gennaio, quando ha preso quel martello e si è fermato soltanto dopo che i vicini sono riusciti a toglierlo da sopra la sua vittima.
«Volevo solo spaventarla, minacciarla», ha detto il quarantunenne al suo avvocato Sergio Frediani, che lo ha incontrato nel carcere di via Saffi. Tiberi ha spiegato che il martello lo avrebbe voluto utilizzare solo per spaventare la donna. Ma in quel garage è successo qualcosa: quando l’uomo si è trovato di fronte la sua vicina di casa ha cominciato a colpire ed è andato avanti nonostante fossero accorse diverse persone: sua madre, la figlia della donna che ha rimediato anche lei una martellata, alcuni vicini di casa, un operaio che si è messo tra il quarantunenne e la sua vittima con un badile in mano. Frammenti di una sceneggiatura che potrebbe essere stata scritta da Quentin Tarantino. Tiberi, quando ha cominciato a camminare a passi svelti verso i carabinieri, aveva ancora il casco da motociclista infilato in testa.
L’ha aspettata così, la sua vittima: con un paio di pantaloni della tuta grigi, un piumino, le scarpe da ginnastica, il casco in testa e il martello in mano.
La donna ha tentato di difendersi, ha lottato, prima di essere stata scaraventata per terra da Tiberi che continuava a colpirla. La donna urlava e dal palazzo è scesa nella zona del garage la figlia poco meno che ventenne. Non si è fermato nemmeno davanti alla ragazza: per questo l’ipotesi di reato per il quale il quarantunenne è finito in carcere è quello di tentato omicidio.
Tiberi avrebbe potuto uccidere la donna se non fosse stato fermato, con fatica, da chi è intervenuto dopo aver sentito le urla di Dagmar Wermeckes. Ma perché tutta quella violenza nei confronti della vicina di casa? Tiberi, nei giorni precedenti aveva avuto qualche battibecco con la famiglia che abita nell’appartamento accanto a quello che il quarantunenne divide con la madre. Sapeva che in casa, la mattina, c’era solo la donna con i due figli ma non poteva prevedere che fosse proprio la cinquantatreenne a scendere in garage una volta scoperto che la luce era saltata un’altra volta. Poteva scendere chiunque, anche uno dei due figli della donna. E probabilmente, secondo il giudice Mezzaluna, sarebbe stato indifferente: Tiberi avrebbe colpito chiunque appartenesse a quel nucleo familiare e fosse sceso in garage.
Tiberi e sua madre sarebbero stati disturbati più volte dai rumori provenienti dall’appartamento confinante con il loro. E la notte precedente all’agguato, la famiglia Tamberi sarebbe rientrata alle tre del mattino. Probabilmente è stato questo a far esplodere, la mattina successiva, la rabbia di Tiberi.
Il quarantunenne resta quindi in carcere. L’avvocato Frediani non ha chiesto misure alternative, per il momento. Il quarantunenne sarà sottoposto a perizia psichiatrica e presto sarà nominato uno specialista: l’uomo, attualmente disoccupato, non aveva avuto in passato problemi di questo tipo. La rabbia sarebbe quindi esplosa all’improvviso: nessuno avrebbe potuto prevedere una reazione di quel tipo davanti alla donna.
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