Il presidio
L’aggressore: «È stato uno scatto d’ira»
L’uomo in carcere per aver preso a martellate la vicina conferma il gesto. «Motivi scaturiti da rapporti condominiali»
ISTIA D’OMBRONE. «È stato uno scatto d’ira»: Luca Tiberi, 41 anni di Grosseto, spiega così i motivi che l’hanno portato ad aggredire a colpi di martello Dagmar Wermeckes, sua vicina di casa a Istia d’Ombrone. Al suo legale e agli inquirenti Tiberi ha dunque confermato d’aver preso a martellate la donna - poi ricoverata in ospedale a Grosseto - motivando il tutto con uno «scatto iracondo per motivi scaturiti da rapporti condominiali».
Il fatto. La brutale aggressione - decisamente un fulmine a ciel sereno per la frazione - si è consumata la mattina del 2 gennaio in via San Sebastiano, a Istia d’Ombrone. Erano da poco passate le 8 quando il vicinato è stato svegliato dalle urla della vittima. Decine di persone sono corse per strada a vedere scoprendo una scena violenta e surreale. Dagmar giaceva al suolo, più volte aggredita a colpi di martello alla testa e al volto. A soccorrerla anche la figlia 19enne che l’ha raggiunta per essere colpita a sua volta alla testa da una martellata. Decisivo è stato l’intervento di un operaio edile che, giunto con un collega, si è messo a presidiare con un badile il corpo della donna per evitare che succedesse il peggio e che l’aggressore sferrasse altri colpi. I vicini esterrefatti hanno dato l’allarme chiamato soccorritori e carabinieri. Quando militari e 118 sono arrivati la donna era sofferente al suolo, coperta di sangue; subito è stata accompagnata in ospedale in ambulanza e ricoverata in terapia intensiva al Misericordia. Anche la figlia è stata portata al Pronto soccorso per essere medicata. «Ho ricevuto pure io una martellata», ci ha detto ieri ancora provata: un colpo fortunatamente non grave. «Mi è rimasto un bernoccolo in testa».
Oggi la convalida. Dopo l’aggressione Tiberi è stato raggiunto dai carabinieri e arrestato in flagranza. Stamattina alle 9 in carcere l’udienza di convalida della misura cautelare davanti al giudice Marco Mezzaluna, pm Arianna Ciavattini. L’avvocato Sergio Frediani - difensore d’ufficio dell’aggressore - ieri mattina ha incontrato quest’ultimo nella casa circondariale di via Saffi. Confermando di aver compiuto il gesto, Tiberi ha parlato di «uno scatto d’ira per motivi scaturiti da rapporti condominiali» alludendo a discussioni che si sarebbero protratte da tempo. Intanto la donna, che subito dopo il fatto era stata ricoverata al Misericordia in Obi (osservazione breve intensiva), sarà dimessa oggi in giornata.
«Fulmine a ciel sereno». La famiglia, con il marito e i due figli, è ancora sotto choc. Ce lo spiega il marito Alberto Tamberi, che visibilmente provato ieri mattina a Istia faceva il giro delle case per ringraziare i vicini della vicinanza e restituire le coperte e gli accessori che la mattina dell’aggressione erano stati portati sul luogo per dare conforto. «Per noi - dice Tamberi sconvolto - è stato un fulmine a ciel sereno: una situazione improvvisa e che non ci saremmo mai aspettati. Siamo una famiglia tranquilla e che ha sempre cercato di tenersi fuori da ogni screzio, nessuno di noi si aspettava una cosa del genere. Ora quello che più conta è la salute di mia moglie e che esca dall’ospedale», poi - prosegue - «penseremo al resto e a come procedere per vie legali». Tutti i vicini, a Istia, si dicono turbati. «Quando ieri (due giorni fa, ndr) abbiamo sentito le urla siamo usciti di casa e corsi a vedere: sentivamo grida e rumori allucinanti per tutta la via. Lei era in terra sanguinante e cosciente. Oggi se questa donna è viva è per merito di quell’operaio che col collega è corso ad aiutarla riuscendo a bloccare l’aggressore e presidiando il corpo col badile. Se non ci fossero stati loro - dicono i vicini - di sicuro non sarebbe finita così».
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