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Grosseto

Edicola della stazione chiusa da un mese

Edicola della stazione chiusa da un mese

Un cartello indica «per ferie», il timore è che finisca un’epoca. Ma c’è chi è pronto a raccogliere il testimone

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GROSSETO. Il cartello attaccato alla porta a vetri indica «chiuso per ferie». Ma a sbirciare oltre le vetrine buie, si scorgono scaffali vuoti, espositori scarni, nessuna traccia di riviste e giornali. Chi arriva alla stazione ferroviaria di Grosseto e conta di comprarsi il suo quotidiano, o un settimanale o le parole crociate per ammazzare l’attesa del viaggio ha fatto male i suoi conti.

Dopo quasi settant’anni di onorato servizio, l’edicola della stazione del capouogo da un mese è chiusa. E il timore di coloro che gravitano intorno allo scalo maremmano è che quelle «ferie» indicate nel cartello si trasformino in una chiusura definitiva.

Per i colleghi delle attività intorno e per il personale ferroviario la luce spenta e la porta chiusa evocano la sensazione che qualcosa si sia perso per sempre nelle abitudini di chi viaggia in treno e nel modo stesso di viaggiare.

Di sicuro la chiusura, seppur temporanea, dell’edicola non è passata inosservata ai viaggiatori. Entrare nell’atrio, fare il biglietto e poi passare per l’edicola era un rito, un percorso obbligato. Da un mese a questa parte chi entra e fa per comprare il giornale si blocca meravigliato, osserva meglio, si guarda in giro: «Ma è chiusa?», chiede.

«È un continuo di persone che vengono a chiedermi i giornali – dice il titolare della tabaccheria lì accanto, Andrea Gigli – visto che i due locali sono comunicanti e la gente crede che sia un’unica attività».

E sì che la storia dell’edicola nella stazione grossetana è iniziata negli anni Cinquanta con il capostipite, Umberto Caldarelli. Dopo la sua morte, nel 1959, l’attività, che all’epoca si trovava davanti al primo binario, passò in gestione alla moglie Pia e ai tre figli: Benito, Piero e Vittorio. Quest’ultimo quasi subito entrò in ferrovia lasciando l’attività ai fratelli e, fino al 1978, alla madre. Poi la gestione è passata alla nuova generazione.

In realtà, anche se in modo inconsapevole, i viaggiatori non sbagliano molto quando si rivolgono al tabaccaio per i giornali.

Nell’ipotesi che la chiusura dovesse divenire definitiva, il signor Gigli vorrebbe, infatti, trasferirsi nei locali dell’edicola, più grandi e più comodi della tabaccheria, e qui continuare a vendere non solo tabacchi ma anche giornali.

«Ero pronto a spostarmi entro fine anno – dice – ma pare che fino ad oggi ci siano state alcune difficoltà burocratiche da parte della società proprietaria dei fondi per accorpare le due licenze, dei tabacchi e dell’edicola. Aspetto una risposta, ma mi auguro che possa andare a buon fine». (f.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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