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Sparò al ladro nella notte Fissata la data dell’udienza
GROSSETO. La Procura aveva chiesto il processo per Bruno Poeti, 64 anni, l’uomo che nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso aveva esploso tre colpi di pistola, uno dei quali aveva raggiunto...
GROSSETO. La Procura aveva chiesto il processo per Bruno Poeti, 64 anni, l’uomo che nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso aveva esploso tre colpi di pistola, uno dei quali aveva raggiunto alla schiena Ion Nicolai Farcas, 39 anni, mentre questi insieme ad altri tre connazionali romeni stava fuggendo dopo il furto dell'auto dell’ex agente di pubblica sicurezza, in un podere al Querciolo. Tentato omicidio è l’accusa formulata dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio anche al termine delle indagini.
Adesso, il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio, ha fissato la data dell’udienza che si svolgerà al tribunale di piazza Albegna il 23 gennaio, alle 9,45. Tentato omicidio, il capo d’imputazione, perché, secondo l’accusa Poeti (difeso dall’avvocato Adriano Galli) avrebbe sparato mentre Farcas (difeso dall’avvocato Riccardo Lottini) era voltato, mentre si allontanava con un borsone con la refurtiva da caricare sulla Fiat Punto. Il proiettile lo avrebbe raggiunto al gluteo e sarebbe uscito dall’ombelico, con altezze leggermente diverse tra i fori, come se il colpo fosse stato sparato dal basso verso l’alto. In fase di indagine erano stati effettuati due tipi di accertamento: uno medico legale, uno balistico.
Quest’ultimo era stato rivolto all'analisi della Beretta Star 7,65 di Poeti: il pm aveva incaricato gli esperti Vincenzo Mancino e Fernando Mancino, uno ingegnere, l'altro perito industriale, di ricostruire la traiettoria. Per la parte medico legale, il compito era stato affidato al dottor Roberto Martini, mentre l'indagato aveva nominato il dottor Matteo Benvenuti. Martini aveva avanzato due ipotesi, ritenute da lui attendibili allo stesso modo: la prima era che Farcas fosse chinato, con il busto più in basso rispetto ai fianchi; la seconda era che il colpo fosse rimbalzato a terra e avesse preso poi l'operaio romeno appunto dal basso. Il ferito non era mai stato in pericolo di vita, anche se il proiettile era passato a poca distanza dall'arteria iliaca, anche se quello stesso colpo aveva perforato un'altra arteria causando una perdita ematica di una certa entità.
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