Il presidio
Passione Grosseto-Pd: il grande strappo
Dalle prime scintille a oggi, Lamioni e Carlicchi si allontanano dal centrosinistra. Per i dem duro colpo in chiave Provincia
GROSSETO. Tra Passione Grosseto e il Pd è rottura. Un solco scavato negli ultimi mesi con ripercussioni che avranno conseguenze immediate sul voto per la Provincia di Grosseto e da gennaio, forse, anche sui banchi dell’opposizione, nel Comune capoluogo.
Giovanni Lamioni e Rinaldo Carlicchi non vogliono parlare, evitano di commentare le indiscrezioni ma a denti stretti confermano il disagio del movimento. I vertici di Passione sono amareggiati e di recente si sono riuniti per certificare lo strappo. D’altra parte sono molte le divergenze e le difficoltà di relazione tra Pd e Passione; e si manifestano da tempo. Mai un passo avanti per riavvicinarsi. Piuttosto sgarbi e nuove frizioni.
Prime scintille. Tutto inizia alla vigilia del primo turno delle elezioni amministrative. È noto come Passione fin dall’inizio - attraverso il suo leader Giovanni Lamioni - abbia marcato la distanza da politiche e programmi del governatore Enrico Rossi. Per esempio le aree vaste per rifiuti, sanità, acqua. Anche in campagna elettorale, nonostante l’alleanza (nata peraltro sull’asse Ala-Parrini), non mancano stoccate al presidente della Regione Toscana. Ma qualcuno, tra quelli che nel Pd locale decidono e comandano, stabilisce che sarà proprio Enrico Rossi (non Matteo Renzi, né il segretario regionale Dario Parrini), il 3 giugno, a chiudere la campagna elettorale del candidato sindaco del centrosinistra Lorenzo Mascagni. Quelli di Passione si smarcano e organizzano una chiusura diversa, alternativa: una cena con quasi cinquecento persone. Piazza Esperanto, con Enrico Rossi sul palco, viene boicottata dai “Passionisti”. È il primo, reciproco, dispetto.
Lo strappo. All’ultima riunione sia Rinaldo Carlicchi che Iacopo Tonelli l’hanno ripetuto a tutti i presenti, incassando applausi: «Siamo un soggetto civico, autonomo, che ha sempre portato avanti il proprio pensiero senza timori reverenziali nei confronti dei partiti più potenti, assumendocene onori e oneri. Non ci sentiamo di centrosinistra, ci sentiamo civici e liberi. E la linea d’azione non la prendiamo da altri. La subalternità al Pd non c’è mai stata e non permetteremo che inizi ora. Noi sposiamo percorsi, idee, persone, non i partiti. Abbiamo sostenuto con convinzione e impegno le primarie prima e Mascagni poi. Ora inizia un’altra fase. Forse ci confondono con altri alleati... Il Pd ha sempre gli stessi vizi: cerca alleati quando si vota e sudditi quando si decide». Parole che si riferirebbero a diverse questioni, innanzitutto il comportamento tenuto dai vertici del Pd nel mettere a punto le nomine in Acquedotto del Fiora e Aquaser, poi la scelta del candidato presidente della Provincia (appresa dai giornali) e infine la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo: il tentativo di inserire Rinaldo Carlicchi nella lista per il consiglio provinciale, così da blindarne il voto. Operazione saltata per l’indisponibilità di Carlicchi.
Gli effetti. L’8 gennaio, quando si voterà per l’elezione del nuovo inquilino di Palazzo Aldobrandeschi, i quattro consiglieri in quota Passione non andranno su Giancarlo Farnetani. Rinaldo Carlicchi è chiaro: «Valuteremo se restare a casa o votare scheda bianca. Al referendum abbiamo lavorato per il Sì, con decine di comitati. Le Province non hanno più senso. E poi, per come ci hanno trattato...». In realtà non esiste un problema sulla persona Farnetani, uomo e sindaco considerato “in gamba”, ma sul metodo adottato. Proprio per una questione di metodo, sulla scelta di Vivarelli Colonna, Passione si allontanò, un anno fa, dal centrodestra. Adesso il mancato voto dei consiglieri riconducibili a Passione, in una tornata elettorale di secondo livello che si giocherà sul filo di lana, potrebbe essere decisivo. Il consigliere comunale grossetano Rinaldo Carlicchi, da solo, porta in dote oltre mille punti e la sua defezione - come segnale di malcontento - potrebbe risultare decisiva. Non solo. Passione, a gennaio, valuterà se sganciarsi o meno, in consiglio comunale, dall’orbita del centrosinistra, «visto che dobbiamo sempre allinearci e fino a oggi non abbiamo avuto voce in capitolo su nulla».
Gli altri nodi. Dicevamo dei dispetti. Passione, fin dai primi mesi di fidanzamento, aveva chiesto di essere coinvolta per quanto riguarda Acquedotto del Fiora. Si sa che Lamioni, Carlicchi e altri avrebbero preferito a Emilio Landi una soluzione grossetana (Gabriele Fusini). Non sono mai stati ascoltati o coinvolti. Idem per Aquaser. Insomma, in vista delle amministrative del 2017 (si voterà a Campagnatico, Manciano e Pitigliano) l’alleanza Pd-Passione è a rischio. D’altra parte nella vicina Orbetello Passione sta nel centrodestra con il sindaco Andrea Casamenti.
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