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Trenta giovani archeologi indagano l’Alta Maremma
Una ricerca partita dopo che dall’alto erano stati osservati dei singolari cerchi Il maxi progetto studia i legami economici tra Colline metallifere e Val di Cornia
SCARLINO. Entra nel vivo il progetto che vuole studiare le sinergie economiche e commerciali tra l’alta Maremma e la Val di Cornia di centinaia di anni fa: cioè le “connessioni” tra i due territori che risalgono all’età medioevale, attraverso i siti già conosciuti e i reperti che custodiscono. Il progetto quinquennale si intitola “Origini di una nuova unione economica (VII-XII secolo): risorse, paesaggi e strategie politiche nel Mediterraneo e ha come oggetto di ricerca l’area compresa tra i golfi di Follonica e Piombino e le Colline Metallifere. Sostenuta da uno stanziamento comunitario da 2,5 milioni di euro, l’iniziativa è entrata nel vivo nei mesi scorsi, quando un nutrito team – composto da ricercatori e studenti provenienti da atenei italiani ed esteri – ha avviato i primi due scavi archeologici (in collaborazione con i rispettivi Comuni) compresi nel progetto.
Si tratta dei siti di Carlappiano, interno al parco della Sterpaia gestito dalla Parchi Val di Cornia e del sito di Vetricella nella pianura sottostante Scarlino. Lo scavo di Carlappiano ha avuto lo scopo di indagare e ricostruire parte del contesto legato all’originaria laguna di Piombino che nel Medioevo ebbe un rilevante ruolo economico, sia come luogo di scambi tra l’interno e il mare sia per le sue risorse. Un’attività sostenuta che si lega al sito scarlinese, scoperto vicino alla vecchia Via Aurelia grazie a delle foto aeree scattate nel 2001, che hanno messo in evidenza strutture circolari (i cerchi nella foto di destra). La Vetricella infatti comprende le pendici delle Colline Metallifere vicino i fiumi Pecora e Cornia che si snodano verso il Mar Tirreno.
Questo paradigma storico sottolinea come i siti collinari siano centri di potere, produzione e scambio già prima del XII secolo. La ricerca appena iniziata servirà per comprendere tutto questo, mostrando l’importanza dei collegamenti marittimi lungo il litorale tirrenico dal tardo IX secolo.
Per verificare questo decollo economico, il progetto prevede ulteriori indagini e ulteriori scavi dei siti di tardo IX e XII secolo al sito scarlinese e i suoi depositi archeologici ben conservati. Gli scavi forniranno dati sulla lavorazione metalli, archeobotanici e faunistici, geoarcheologici. Lo scopo è comprendere il paesaggio, l’uso del territorio, l’evoluzione delle pratiche agrarie e in particolare, le caratteristiche chiave della riforma Carolingia. Questo progetto permette di impiegare sul campo dai 25 ai 30 giovani ricercatori italiani e stranieri che già collaborano con l’Università di Siena e altri centri di ricerca coinvolti nel progetto: per loro sono previste borse di studio, assegni di ricerca e contratti di collaborazione. Notevoli anche le ricadute a livello culturale e didattico grazie allo svolgimento di seminari, laboratori e workshop durante le fasi di avanzamento del progetto.
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