Il presidio
Rivart, è scontro tra gli ex dipendenti e il loro sindacato
Gli operai licenziati e ancora a casa replicano alla Fillea Cgil «Non ha fatto nulla per noi, nemmeno occupare la fabbrica»
CASTEL DEL PIANO. Il botta e risposta fra alcuni operai Ex Rivart dell’Amiata e il sindacato che li rappresenta diventa incandescente.
Gli operai sono stati licenziati e ora, alla soglia dei 50 anni, sono senza lavoro, con mogli e figli a carico. Si sentono abbandonati da qualche istituzione ma soprattutto dal loro sindacato, la Fillea Cgil. Perciò non digeriscono che il sindacato sostenga di essere stato al loro fianco. E la mettono giù dura «pur senza voler fare inutili polemiche», dicono.
«Ma siamo in democrazia – specifica Fabrizio De Carli, ex dipendente Rivart – e per questo ribadisco che il sindacato non ha fatto nulla per noi, a parte qualche incontro senza esiti. Altri, invece, si danno da fare, mica il sindacato con cui non ci sentiamo addirittura dall’estate. Lasciati al palo prima del licenziamento e dimenticati dopo. Ecco la verità».
De Carli a dimostrazione di quanto sostiene ricorda che già quando si cominciava a parlare di crisi dell’azienda o per lo meno del ramo che produceva pannelli, che avvenne in concomitanza con la crisi delle molte altre realtà produttive amiatine, prima di essere messi in cassa integrazione, gli operai proposero di organizzare una manifestazione, magari di occupare la sede. «Per farlo – incalza – bisognava essere appoggiati dai sindacati. E i sindacati dissero no. Dunque non potemmo nemmeno mostrare con forza la nostra disperazione. Il sindacato non ci stava. Un atteggiamento incomprensibile anche da chi aveva fatto nel passato tante battaglie. Siamo figli di minatori, noi, e i nostri genitori ci dicevano che l’atteggiamento dei loro sindacati era stato ben diverso da quello dei nostri. Noi non ci sentivamo rappresentati, ecco. Se la cosa fosse stata diretta diversamente adesso potevamo essere dentro il ramo dell’azienda sopravvissuto, quello del tannino. Invece non fu così. Così arrivò il 2012, con la cassa integrazione. Il sindacato ci prometteva molto se avessimo seguito un certo iter. Ma nulla arrivò a parte il licenziamento. E fu una pugnalata. E ora ci viene a parlare dell’Amiata zona di crisi, di corsi di formazione, che si attendono i decreti attuativi. I decreti attuativi ci sono già e per fortuna altri da tempo ci seguono».
De Carli cita il centro impiego e la dottoressa Monica Becattelli. «Sono stati loro a insegnarci a fare il curriculum – dice –, a inserirci nelle misure previste per le aree di crisi, a chiamarci, a mandarci le informazioni. In questo tempo dove è stato il sindacato? È sempre lì che aspetta i decreti attuativi che già ci sono? L’iter accennato dal segretario Fillea Cgil, quello della formazione, lo seguiamo da un anno. Il sindacato non lo conosceva? C’è una parte dei decreti in cui si parla di piani formativi supportati dai sindacati. Noi lo abbiamo visto, ma i sindacati non si sono sentiti. Spero che su questo silenzio il sindacato abbia un ripensamento. Ma c’è una scadenza: fine dicembre. Vediamo se il supporto di cui parla il segretario spunterà entro i termini o no».
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