Il Tirreno

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manciano

Pecora uccisa, no al risarcimento

Pastore beffato: il morso non si vede, quindi niente soldi

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MANCIANO. Non si fermano le aggressioni alle greggi da parte dei predatori. Che oltretutto vengono visti dai pastori, impotenti a fermarli e a allontanarli. Nessun altro pare curarsene, eccetto le misure dei cani e delle reti. «Non sono certo una panacea, né risolvono», si accalorano gli allevatori.

Stavolta l’aggressione è stata ai danni delle pecore di Giulio Dainelli con azienda alla Campigliola di Manciano, zona fra le più vocate al pascolo della provincia di Grosseto. L’aggressione ha lasciato sul prato una pecora completamente spolpata. Eppure, secondo le regole delle disposizioni in materia, è come se quella predazione non fosse avvenuta. Infatti, nei poveri resti, i buchi al collo provocati dal predatore non si vedono. E le regole in materia dispongono, invece, che siano ben visibili per permettere ai veterinari di considerare predato l’animale. In questa maniera non solo il pastore non può chiedere di essere ammesso ai risarcimenti, ma quando si vanno a fare i conti delle predazioni avvenute, questi eventi non sono conteggiati.

«Ecco perché ci vengono a raccontare che le predazioni sono diminuite del 50 per cento», incalzano i pastori. Una beffa coi fiocchi che in sostanza ingessa e non poco anche tutte le azioni che il ministro Galletti aveva promesso tempo fa, fino all’ultima azione che tanto aveva fatto discutere, che era quella di togliere di mezzo per lo meno gli ibridi. A fronte di una situazione che ha del grottesco Dainelli è disperato. «Mi hanno lasciato spina dorsale, il capo e la pelliccia – dice –. I veterinari naturalmente, non potendo accertare i due buchi nella gola che occorrono per dimostrare che è stato un predatore, non mi hanno riconosciuto il danno da predazione. Per cui siamo, come si dice, becchi e bastonati. Sul campo c’era tutta la strisciata di sangue che attestava che la povera pecora era stata presa e sgozzata e poi divorata per intero. Ma questo non è bastato. Questa è la terza volta che subisco aggressioni e ho cani e recinzioni. Ma avendo un gregge consistente, posso tenerne solo 600 dentro il recinto antilupo. Il resto lo tengo fra due capannoni sorvegliato dai cani. Ma non ci si salva lo stesso». Il pastore ha anche un cannoncino che spara se qualche animale si avvicina e dovrebbe servire da dissuasore e tiene anche accese delle luci per evitare gli attacchi.

L'allevatore mancianese è lo stesso che tempo fa ha avuto problemi con i cani e non è certo il solo. Cani da guardiania che incutono paura ai passanti e agli automobilisti, anche perché la sua azienda si trova proprio affacciata sulla strada. Un problema che mostra la contraddizione che c’è nelle politiche riguardo alle predazioni, perché da un lato si caldeggiano cani da guardiania e dalléaltro non si considerano i problemi che essi possono procurare. (f.b.)

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