Il Tirreno

Grosseto

«Gli ex Rivart non sono soli»

di Fiora Bonelli
«Gli ex Rivart non sono soli»

La Fillea Cgil risponde ai lavoratori licenziati per la crisi del 2009 e ancora senza posto

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CASTEL DEL PIANO. «Sfogo comprensibile quello di Fabrizio De Carli e degli altri lavoratori licenziati dalla Nuova Rivart alla soglia dei cinquantanni. Ma noi, come Fillea Cgil, di iniziative per salvaguardarli e per non abbandnarli ne abbiamo fatte».

A parlare, dopo che un gruppo di operai licenziati dall’azienda che produceva pannelli in fibra di legno a Radicofani, è Fabio Seggiani, responsabile Cgil del settore del legno, la Fillea. «Ci siamo mossi – specifica Seggiani – sia prima che dopo il licenziamento. La Rivart all’epoca della crisi, il 2009, contava 1.800 dipendenti. A causa della ristrutturazione societaria fu deciso di tagliare a Radicofani il ramo dei pannelli. Vi lavorano ancora oltre 1000 operai, ma nel segmento del tannino. Circa 50 persone furono destinate alla cassa integrazione e alla mobilità».

L’operazione è durata vari anni. «Per i motivi ben spiegati da De Carli, e cioè la specializzazione in un microsegmento lavorativo e poi l’età non più giovanissima – aggiunge il sindacalista – non hanno più trovato occupazione. Noi, come Fillea, facemmo ad Abbadia San Salvatore e a Castell’Azzara incontri coi sindaci e un accordo con l’azienda che accogliesse nel suo gruppo questi lavoratori. Purtroppo le sedi della Rivart sono a Pavia, Mantova eTreviso. Due o tre hanno accettato, ma la maggior parte hanno famiglia qui e risulta difficile trasferirsi altrove. Per chi è rimasto ci stiamo muovendo per vedere se in qualche modo può aiutarci la delibera della Regione che indica l’Amiata come zona di crisi. Stanno uscendo ora i decreti attuativi e potrebbero profilarsi delle chance: o prolungare gli ammortizzatori sociali o attivare per questi lavoratori corsi di formazione per inserirli nelle pelletterie. Non nascondiamo che la situazione è pessima. Ma non abbiamo mai abbandonato questi lavoratori».

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