Il Tirreno

Grosseto

Mabro, pochi giorni per la firma cinese

di Francesca Gori
Mabro, pochi giorni per la firma cinese

Entro venerdì verrà deciso se il futuro avrà gli occhi a mandorla

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GROSSETO. Prima di Natale si saprà, probabilmente, se il futuro della Mabro parlerà mandarino. Perché dopo il mezzo passo indietro annunciato qualche giorni fa dai cinesi, sulla pista della vertenza che da tre anni tiene con il fiato sospeso le vestaglie azzurre, gli imprenditori che avevano presentato l’offerta per l’acquisizione di Abbigliamento Grosseto, avrebbero ricominciato a ballare. Ricevendo rassicurazioni dallo staff del commissario Paolo Coscione che incontrerà gli imprenditori cinesi nei prossimi giorni.

Dopo l’arrivo dell’offerta del gruppo capitanato da Antongiulio Pacenti i cinesi avevano espresso qualche dubbio sull’affare. Ma lo slittamento sulla firma non sarebbe stato determinato soltanto dall’ingresso a gamba tesa di Pacenti e della sua cordata. Per far approdare in porto l’affare con i cinesi è stato necessario il fallimento di Royal Tuscany Fashion Group che ha di fatto reso libero il capannone di via Senese. In più, gli imprenditori che acquisiranno l’azienda potrebbero anche accedere ai finaziamenti europei a fondo perduto per l’innovazione tecnologica. Perché anche di questo ha bisogno la Mabro per rimettersi in moto.

Intanto comunque le buone notizie arrivano proprio dalla Cina, dalla città di Wenzhou dove gli abiti cuciti a Grosseto avrebbero la loro bella vetrina. Anzi, ne avrebbero migliaia: l’imprenditore cinese che farebbe da capofila all’affare è proprietario di oltre tremila punti vendita sparsi in tutto il Paese, molti dei quali vendono capi di alta moda.

La società cinese che sta portando avanti la trattativa in Italia, Mondo Risparmio, non sarebbe da sola. E questo era già stato detto anche dal commissario. Ma dietro l’affare ci sarebbe una società con sede a Whenzou appunto che si chiama Sharmoon e che è appunto interessata a commercializzare gli abiti realizzati a Grosseto. Abiti da uomo, la cui realizzazione nello stabilimento grossetano costerebbe circa 4-500 euro ciascuno e che sarebbero rivenduti a un prezzo superiore ai 2.000 euro. Perché la clientela cinese alla quale si rivolge la Sharmoon, in parte, è anche questa.

Certo, tutti i tasselli non sono ancora al loro posto ma la speranza delle maestranze e anche del ministero dello Sviluppo economico è quella di arrivare a un accordo il prima possibile per cedere l’azienda dopo una trattativa lunga ed estenuante.

Il commissario incontrerà di nuovo gli imprenditori cinesi nei prossimi giorni e se tutto va come dovrebbe andare venerdì potrebbe anche essere chiuso l’accordo, evitando in questo modo il fallimento.

Di offerte, oltre a quella dei cinesi, ne erano arrivate altre due che però non avrebbero dato le stesse garanzie al ministero.

Poi c’è stato l’ingresso di Pacenti e della sua cordata che ha rimescolato le carte. Ma l’interesse manifestato dagli imprenditori con gli occhi a mandorla sembra essere solido e con gli incontri e le rifiniture dei prossimi giorni forse si arriverà davvero alla soluzione sperata. E i dipendenti dell’azienda potranno finalmente passare un Natale più sereno rispetto a quello degli anni passati.

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