Il Tirreno

Grosseto

Il dolore in un libro Quella favola legata al dito di un bambino

di Giulia Sili

Il piccolo, 5 anni, ha perso il padre qualche tempo fa La madre ha scritto una storia per aiutarlo a vivere felice

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SCARLINO. Quella di Samuela Brunamonti è una storia larga come un abbraccio: una storia d’amore che è diventata un libro ma anche una storia di dolore che non si è trasformato in tristezza. Quello che ne è nato è una favola bella e profonda, scritta per spiegare al figlio, oggi 5 anni, che ognuno di noi è un grande scrittore in giro per il mondo e che anche il suo babbo, scomparso nel 2012, ha scritto una storia bellissima.

Samuela, che insegna italiano alla scuola media di Scarlino, i libri li ha sempre amati: «puoi dire di aver fatto il tuo dovere di insegnante quando ai ragazzi hai insegnato ad amare i libri» dice. E così, dopo anni passati ad insegnare a leggere e scrivere un libro lo ha scritto anche lei. È con “Una favola legata al dito” che Samuela ha creato un mondo fantastico e pieno di poesia dove un bambino con tanti ricci e con le lentiggini – in tutto simile al figlio – gira per il suo paese con il dito indice alzato. Nessuno capisce però perché quel bambino vada in giro con quel ditino alzato: forse per chiedere qualcosa o, forse, per sentire il vento. Ma solo alla fine il mistero si rivela.

Quella “legata al dito” è una favola dal sapore antico, che tocca il tema dell’assenza con leggerezza e semplicità; una favola che ha il dono delle storie più belle e senza tempo: quelle che parlano sia ai grandi che ai piccoli. «Sono un’insegnante di Italiano e la lettura per me è fondamentale, ho sempre insegnato a capire la vita con il leggere e senza libri non so cosa sarebbe stata la mia vita – racconta Samuela – Ci è voluta una mattina per scrivere questa storia, ho sentito che era nata per me l’esigenza di scrivere qualcosa per mio figlio e così è nato questo libro».

Il ditino indice è stato fondamentale: «Anche se ha solo 5 anni lui sa leggere già da diverso tempo ma quando ancora non sapeva farlo gli dicevo che ci voleva il ditino per leggere – dice Samuela – con quello poteva seguire le parole delle storie che io leggevo per lui». A corredo delle parole di Samuela sono poi arrivate le ceramiche di Deborah Ciolli, scultrice di Piombino, e il progetto fotografico di Andrea Morelli, fotografo fiorentino: il tutto raccolto dentro al libro pubblicato dalla casa editrice di Romena Accoglienza.

Ma quello che si unisce a questo libro, che uscirà nelle librerie a gennaio 2017, è il “progetto Mancio”: nato nel 2012 per realizzare la scuola primaria dedicata alla memoria del marito di Samuela. Si tratta di un progetto per scuola pensata per i bambini di Boko, un villaggio della Repubblica Democratica del Congo, che oggi sta per essere ultimata. «Sono gli stessi abitanti di Boko che stanno costruendo la scuola grazie ai finanziamenti che stiamo mandando – spiega Samuela – abbiamo pensato che fosse necessario rendere Boko autonoma e non dipendente dalla nostra associazione Tosangana, per questo abbiamo avviato un'attività di falegnameria e un'altra per la produzione di carbone, un combustibile fondamentale per il paese». Samuela ha sempre desiderato che quella di suo marito non si trasformasse in una storia triste: per questo ha chiesto agli amici di continuare a raccontare al figlio gli aneddoti e la vita del marito; per questo è nata “Una favola legata al dito” e per questo lui oggi è un bambino bello e felice che sa bene, anche se ha solo 5 anni, dove puntare il suo ditino.

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