Il presidio
Mabro, speranza con gli occhi a mandorla
Presto un nuovo incontro con gli imprenditori cinesi ancora intenzionati a rilevare l’azienda, la decisione entro fine mese
GROSSETO. Se non fossero appesi a un filo 178 lavoratori che ancora oggi non sanno quale sarà il loro futuro, ci sarebbe da trattare questa vicenda come una spy story fatta di offerte arrivate fuori tempo massimo, “disturbatori” che mettono i bastoni tra le ruote, assegni versati e promessi. Invece, la vertenza della Mabro due giorni fa ha preso una piega preoccupante per le vestaglie azzurre che ancora non sanno di quale morte moriranno: se l’azienda andrà al fallimento o se davvero il cancello del capannone di via Senese si aprirà di nuovo e loro potranno, finalmente, tornare alle loro macchine da cucire.
L’accordo con i cinesi di Mondo Risparmio poteva essere firmato due giorni fa. Anzi, poteva essere firmato mesi fa per dirla tutta. Ma nella vertenza sono intervenuti tutti una serie di fattori che hanno costretto il commissario Paolo Coscione a tirare il freno. L’ultimo bastone tra le ruote, quello che ha fatto stizzire gli imprenditori dagli occhi a mandorla è arrivato di nuovo da una vecchia conoscenza degli addetti ai lavori della Mabro, Antongiulio Pacenti che insieme ad altre tre società ha fatto arrivare al ministero dell’Economia e delle finanze che sta seguendo, attraverso il commissario della Prodi bis, la vertenza della Mabro. Un’offerta arrivata dopo che il bando era già scaduto ma che il ministero ha comunque voluto valutare. Un’offerta presentata da una società, la Richmart, che ha sede in Bulgaria insieme alla Saeet Impianti di Firenze, all’Abitare in classe a Firenze e, appunto, a Pacenti.
Sul piatto della bilancia, oltre a una proposta di acquisto del capannone di via Senese di proprietà di Royal Tuscany Fashion Group, che è già stata dichiarata fallita e a quella dell’acquisizione di Abbigliamento Grosseto per un valore totale di 200.000 euro, c’era quella depositata dagli imprenditori cinesi che avevano offerto la stessa cifra depositando insieme alla busta con la proposta, anche 20.000 euro di cauzione.
Un’entrata a gamba tesa quella del gruppo capitanato da Antongiulio Pacenti che ha cominciato a fare il giro della città qualche settimana fa e che è stata accolta con enorme diffidenza da parte delle maestranze. L’obiettivo del commissario della Prodi bis è quello di rimettere in pista l’azienda e riavviare la produzione. «Ma siamo agli sgoccioli - dice Nadia Perino, rsu Cgil - perché dopo il 30 dicembre per noi non ci sarà più futuro. E non vogliamo certo essere noi lavoratori a prenderci la responsabilità di un fallimento. La situazione è grave ma in qualche modo deve essere gestita».
Gli imprenditori cinesi non hanno preso bene l’interferenza di Pacenti. Ma la speranza della società parla ancora mandarino. Nei prossimi giorni ci saranno nuovi contatti e probabilmente il commissario riuscirà a portare a casa il risultato che tutti auspicano: una società seria che abbia la forza di acquisire Abbigliamento Grosseto e di rimettere in piedi la produzione dopo anni di blocco e di battaglie. Il tentativo quindi è quello di rimettere in pista i cinesi e decidere sulla base delle ultime due offerte rimaste. «Senza considerare che almeno altre due - aggiunge Perino - erano arrivate ma non sono state ritenute accettabili. I motivi saranno stati certamente validi, ma ancora oggi noi non abbiamo risposte».
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