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Gli abiti di Lazzaretti grazie a Cristicchi tornano sull’Amiata
Il cantattore ha scovato in un museo di Roma una cassa di cimeli L’esposizione, che comincerà a maggio, durerà per tre anni
ARCIDOSSO. Gli abiti che David Lazzaretti indossava il 18 agosto 1878, quando fu ucciso alla croce del Cansacchi torneranno ad Arcidosso. E con l’operazione che è in fase di formalizzazione, l’amministrazione comunale arcidossina, grazie all’iniziativa di Simone Cristicchi, ha fatto bingo.
Lo ha annunciato a un pubblico emozionato, lo stesso Cristicchi davanti alla platea che era andata ad ascoltare la presentazione del suo ultimo libro dedicato al profeta dell’Amiata spiegando come questo sarà possibile e quando verrà realizzato. Il cantattore romano ha raccontato come nel corso delle ricerche su David ha potuto visionare una misteriosa cassa contenente i reperti davidiani e come abbia potuto ottenere dal Museo delle arti e tradizioni popolari, nel cui archivio si trovano i reperti, l’autorizzazione a trasferirli in comodato d’uso per tempo limitato (due o tre anni), ad Arcidosso. Per quella “fenomenologia delle coincidenze” a cui l’autore sovente si è richiamato nel libro, si sono manifestati alcuni momenti e incontri particolarmente favorevoli all'operazione: «Il primo incontro-coincidenza che mi ha aperto le porte del museo- racconta Simone Cristicchi - è stato quello con la funzionaria etnoantropologa Marisa Iori a cui mi ero rivolto chiedendo di poter vedere i reperti. In questa circostanza parlando con lei avevo citato le mie letture su David di un libro scritto dal professor Francesco Pitocco studioso di Lazzaretti. “Sono stata una sua allieva, mi sono sentito rispondere e ho fatto la tesi con lui, dunque conosco bene i fatti legati a David”. Questa è stata la prima favorevole coincidenza» commenta Cristicchi.
La seconda coincidenza è arrivata dalla presenza al museo romano di Valerio Lazzaretti, pronipote di David che lavora nella biblioteca del museo stesso e che il Cristicchi ha conosciuto. «Ed infatti la cassa che contiene i reperti giurisdavidici è stata aperta alla presenza mia - dice Cristicchi - di Valerio e del professor Pitocco. Poi, grazie all’interessamento del direttore del museo, si è aperto un primo spiraglio per poter avere in prestito gli oggetti conservati nell’archivio della Congregazione per la dottrina della fede (Sant’Uffizio) diretto da monsignor Alejandro Cifres»
Quali oggetti? Cristicchi ha raccontato di quando ha potuto aprire quella cassa su cui è scritto “Toscana, monte Amiata, cimeli lazzerettisti”: «C’è il mantello azzurro foderato di rosso indossato da Lazzaretti per la processione del 18 agosto, il bastone, l’anello, la verga, il sigillo e il cappello in cui è bene evidente il foro provocato dal proiettile di Antonio Pellegrini e vi sono molte altre cose sommerse dalla polvere ma ben conservate. Il sigillo, la verga e l’anello furono sequestrati all’epoca del processo contro i giurisdavidici e poi acquistati dalla famiglia Lazzaretti. Il più malandato è il cappello con le tre piume di struzzo ma sono stato contattato da Marcella Iori che mi ha avvertito di aver avviato i lavori di restauro di alcuni oggetti, tra cui, appunto, il cappello di David».
Il museo nazionale di Roma realizzerà dal 16 febbraio fino a maggio un’esposizione degli oggetti del Cristo dell'Amiata. La rassegna si concluderà con lo spettacolo che Cristicchi sta portando nei teatri di tutta Italia, che sarà rappresentato all’interno del museo nel salone d’onore. Poi gli oggetti saranno portati ad Arcidosso. «In fondo - chiude Cristicchi - questa era la volontà del “mio” Pellegrini», dice, riferendosi al desiderio espresso dall’uccisore di David che nel romanzo punta a recuperare gli oggetti simbolo dell'avventura terrena del profeta di Monte Labro.
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