Un presepe opera d’arte che parla dell’Amiata
Domani l’inaugurazione del lavoro del parroco don Gianni e di tanti volontari Riprodotti gli ambienti, la croce sulla vetta, gli alberi: tutto fatto a mano
CASTEL DEL PIANO. Un presepe opera d’arte. È ormai pronto e sarà aperto al pubblico domani, a Castel del Piano, il presepe costruito dal parroco don Gianni Lanini e da Danilo Magliacani e Mauro Moretti, col contributo di tanti volontari castelpianesi.
Non è un presepe comune, vista la dimensione, il tempo di costruzione, la quantità di ambienti e di personaggi, i meccanismi, l’artigianalità. Il parroco ci ha messo l’anima. La ricostruzione della Natività occupa una buona metà chiesa della Madonna delle Grazie: lungo circa 10 metri, ha una profondità di 6 metri e un’altezza di due metri e mezzo.
«È occorso un mese tondo tondo per portarlo a termine- spiega don Gianni- e vi abbiamo lavorato a tempo pieno in tre ma col supporto di tante persone che hanno contribuito tutte a fornire qualche tassello. Un presepe si costruisce solo se c’è passione, spiritualità, se si comprende il messaggio di carità e di speranza che dal presepe arriva».
Don Gianni è per la terza volta che a Castel del Piano si cimenta a costruire un presepe, gli altri anni sistemato nella chiesa della Propositura. Ma quest’anno c’è stato il salto di qualità. Uno dei fili conduttori è la montagna amiatina, con i suoi alberi, il bosco coi lupi e i cinghiali, la vetta dove è stata sistemata la croce di ferro come nella realtà. La scena propone un paesaggio veritiero dove don Gianni ha sistemato olivi, cipressi, alberi di cachi e altri frutti, castagni, tutto costruito dalle sue mani: «Ha lavorato di notte- spiega Danilo Magliacani- riproducendo albero per albero, frutto per frutto. Il sughero lo ha fatto arrivare addirittura da Napoli».
« Tempo fa avevo visto degli alberi di cachi spogli delle foglie- racconta don Gianni- e ho pensato che sarebbero stati bene nel presepe». E così il parroco ha costruito uno per uno quei cachi con i frutti arancioni che adesso sono sistemati in fila dietro gli olivi e accanto ai cipressi. Oltre cento statuine fra antiche e acquistate più di recente popolano la scena. Tutte ospitate sotto una grotta a dimensione monumentale, alta due metri e mezzo, fatta di carta e tappetata di muschio. L’acqua zampilla e le scene meccaniche lavorano incessantemente.
Un lavoro certosino, di grande emozione: «Al nostro tempo - commenta Don Gianni - pare mancare la spiritualità. Il messaggio vuol essere che il Natale sia la festa del Cristo, oltre che quella di Gesù Bambino e che la vita nostra sia improntata alla carità, senza la quale non può esserci vera speranza».
Ma di questi aspetti don Gianni Lanini parlerà con maggiore rigore il 20 dicembre, alle 17,30, a Palazzo Nerucci. Qui il parroco e Giovanna Longo terranno proprio una conferenza sul tema “Il Natale fra arte e spiritualità”. L’appuntamento, organizzato dall'associazione Ildebrando Imberciadori, è fissato per le 17,30.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
