Il presidio
Iena e corvo: alta tensione sulla polizia municipale
Dopo le accuse di Mancineschi il comandante Carullo si dimette. Ma il sindaco lo conferma e ora è caccia a chi, negli uffici, potrebbe aver aiutato il “detective”
GROSSETO. Mercoledì 7 dicembre Felice Carullo, comandante della polizia municipale e neodirigente dell'ufficio Ambiente, si è presentato in municipio per parlare con il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e con l’assessore alla polizia municipale Fausto Turbanti.
Mezz’ora di colloquio: il tempo di presentare le dimissioni, definendole “un atto dovuto”, sentirsele respingere con convinzione dai due amministratori e rientrare al comando. Più forte di prima.
La vicenda delle dimissioni di Carullo non è un giallo. Se ne conoscono innesco e contorni. Non c’entra nulla la politica, non si registrano problemi di relazione tra Carullo e il centrodestra, tra Carullo e l’assessore Turbanti. Sorride, l’assessore, quando gli si chiedono spiegazioni su questa storia: «Felice – attacca – è un dirigente molto apprezzato, una persona intelligente, di valore. Un uomo estremamente corretto, disponibile, con il quale è possibile confrontarsi su ogni problematica, in grado di trovare sempre la soluzione migliore. Per queste ragioni gode della nostra fiducia e di quella di chi lavora nel suo settore. Sembrano parole scontate, ma non lo sono. Lo difenderemo in ogni sede e non lasceremo che venga di nuovo macchiata la sua immagine e quella dell’amministrazione comunale di Grosseto».
Turbanti non aggiunge una parola in più. A cosa si riferisce, però, è noto. Carullo il 6 dicembre era stato accusato da Lorenzo Mancineschi, meglio conosciuto come la Iena della Maremma, di averlo spintonato e poi di avergli messo le mani addosso. Mancineschi si era presentato nei locali della polizia municipale facendo riferimento a un decreto che impedisce che lo stesso fabbricato ospiti sia il comando della municipale (dove si trovano anche atti giudiziari) che l’università. Mancineschi, dopo il blitz, era corso in ospedale a farsi refertare dai medici sbandierando poi su Facebook la sublussazione della rotula destra e annunciando un’azione giudiziaria. Carullo ha sempre negato ogni addebito, denunciando a sua volta la Iena per diffamazione aggravata e violazione della legge sulla privacy. Con i legali del dirigente pronti a depositare un’integrazione “per calunnia” nel caso Mancineschi presenti querela.
Carullo, che anche ieri – con garbo – ci ha spiegato di non voler rilasciare commenti sulla vicenda, era rimasto scosso dalle accuse pubblicate sui social e riprese dai media. Le uniche parole, di ringraziamento, sono rivolte agli amministratori e al personale: «Tutti hanno dimostrato di avere piena fiducia nel mio operato, a partire dalla stragrande maggioranza dei colleghi. Peraltro ci sono le telecamere che ben raccontano ciò che è accaduto. Di più non voglio e non posso dire».
Ma una cosa in più, in realtà, ci sarebbe, seppure non ne facciano cenno né Carullo, né Turbanti. Il nodo, infatti, è il mandante del blitz. Chi ha dato il materiale e le informazioni (molto dettagliate) alla Iena? Perché è stato coinvolto proprio lui, Mancineschi, e non giornali e giornalisti? In municipio sono certi della presenza di un corvo all’interno dell’amministrazione, una persona astuta, preparata, che non ha motivazioni politiche ma sentimenti di rivalsa di altra natura. Insomma, la vicenda potrebbe riservare ancora dei colpi di scena. Le indagini non riguardano soltanto i fatti dello scorso 6 dicembre.
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