Il presidio
HO SMONTATO TUTTA L’OPERA PER COINVOLGERE IL PUBBLICO
La Mandragola è messa in scena da Fabio Cicaloni e dai suoi Teatranti, per la prima volta, nel 2014. Cicaloni spiega questa scelta con la volontà di «riportare un bellissimo e divertentissimo testo...
La Mandragola è messa in scena da Fabio Cicaloni e dai suoi Teatranti, per la prima volta, nel 2014. Cicaloni spiega questa scelta con la volontà di «riportare un bellissimo e divertentissimo testo all’attenzione del pubblico – dice – nonostante le resistenze di chi lo avesse letto nella sua stesura originale. Leggere oggi il linguaggio di Machiavelli è da incubo! Bellissima lingua, ma lontana anni luce dalla nostra. Soprattutto i giovani a scuola non capiscono nulla quando ne leggono un brano e il risultato è che dopo due pagine sbadigliano dalla noia. Conoscevo la grande comicità di questo capolavoro del teatro rinascimentale e volevo proporla al pubblico».
La vicenda raccontata da Machiavelli nella Mandragola si svolge nella Firenze dell’inizio del XVI secolo. Per superare la difficoltà dell’impatto con un linguaggio troppo inusuale, i Teatranti hanno dovuto compiere un enorme lavoro proprio sulla lingua. «L’opera – spiega Cicaloni – è stata completamente riscritta, smontata, rimontata e ridotta. Da cinque atti si è arrivati ad un atto unico e la vera e propria traduzione che è stata fatta del testo è a metà fra il vernacolo toscano e un’improbabile lingua, simile a quella dell’armata Brancaleone». Particolarmente elaborata la scenografia che è frutto del lavoro dello scenografo del gruppo, Andrea Ferrari. «La scenografia, curata da Andrea – spiega Cicaloni – è la rappresentazione didascalica di una piazza rinascimentale con la facciata al centro di una chiesa, a sinistra una casa-torre con merlatura che evidenzia una sorta di sussistenza dell’elemento medievale, e infine a destra la casa moderna e rinascimentale di Callimaco. La scena si snoda fra giochi di movimento verticale ed orizzontale grazie all’uso di praticabili e scale, non annoiando mai lo spettatore che altrimenti vedrebbe, come nel teatro classico, solo due o tre attori in fila al centro del palco che parlano di scena in scena».
Anche per quanto riguarda i costumi, si tratta di riproduzioni in perfetto stile rinascimentale, con una grande attenzione per i particolari. Così come una grande attenzione è riservata al trucco. La compagnia, come accade per le compagnie amatoriali, non ha un truccatore che si occupi solo di questo aspetto. Gli attori hanno imparato a truccarsi seguendo le indicazioni del regista.
«Il trucco – dice Cicaloni – lo decido io in base ai personaggi. Creo i bozzetti delle figure, immagino i volti e poi li disegno sui miei attori. Insegno loro come si fa a truccarsi in quel modo e loro, dopo un paio di volte, sono perfettamente in grado di ricreare da soli quel trucco. È una vera trasformazione che l’attore deve fare su stesso. I grandi del teatro non avevano truccatori e di truccatori teatrali se ne trovano pochi. La maggior parte sono estetisti che si improvvisano nel teatro, ma il trucco teatrale è ben altro. Ci si mette davanti allo specchio e il personaggio sfida l’attore fino a deformarne il viso. A ogni prova il personaggio ti entra dentro finché non esce anche al di fuori attraverso il trucco. Mi è accaduto per Nicia, il protagonista della Mandragola, così come per tutti i miei personaggi».
« Ogni volta insomma – conclude il regista – è un volto diverso che si impadronisce del mio».
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