Il Tirreno

Grosseto

Rapinarono gioielleria, quattro arrestati

di Francesca Gori
Rapinarono gioielleria, quattro arrestati

Il commando entrò nel negozio con false pettorine della guardia di finanza: sono stati incastrati dalle celle telefoniche

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GROSSETO. Il 4 febbraio 2014 erano entrati nel negozio di Compro Oro con false pettorine della guardia di finanza e ne erano usciti poco dopo con un bottino di 561.000 euro. L’allarme era suonato e pochi minuti dopo gli uomini della squadra mobile erano nella gioielleria per i rilievi: ora i quattro uomini del commando hanno un nome e un volto, grazie a un’indagine certosina fatta dagli uomini della questura coordinati dalla Procura. Giuseppe Vella, originario di Palermo ma residente a Roma, 56 anni, Antonio De Muzio, 49 anni della provincia di Foggia ma residente a Milano, Michele Dia, 41 anni di Palermo e Francesco Angelillo, barese di 49 anni, sono stati arrestati su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip per i reati di rapina pluriaggravata, sequestro di persona e uso di segni distintivi falsi.

Tre uomini del commando, il 4 febbraio 2014 erano entrati nel negozio muniti di pettorina e segni distintivi della Guardia di Finanza, tesserino, placca e manette, spacciandosi per finanzieri impegnati in un’attività di controllo, erano entrati all’interno del laboratorio G.M.P. Grossetana Metalli Preziosi di via Adige 44. Una volta dentro, i tre avevano fatto allontanare un rappresentante e un cliente che erano nel negozio e avevano poi immobilizzato il titolare con nastro adesivo, fascette in plastica e manette rinchiudendolo poi nel bagno. Dalla cassaforte e dalle vetrine dei banchi espositori avevano poi preso tutti i preziosi in oro che erano riusciti ad afferrare per un valore di 561.679. Durante la rapina era arrivato anche un cliente che aveva suonato all’ingresso: i rapinatori, dopo aver aperto e dopo aver fatto entrare la donna, le avevano preso la borsa per non farle utilizzare il telefono e l’avevano chiusa in bagno con il titolare, poi erano scappati. Poco dopo, tula signora era riuscita a forzare re la porta del bagno dando così l’allarme dopo aver raggiunto un negozio vicino. Il 113, peraltro allettato anche da un cliente allontanato dai falsi finanzieri aveva inviato sul posto personale della Squadra Mobile, dove era già presente personale della Volante che stava effettuando il primo sopralluogo insieme alla scientifica.

Sulle fascette utilizzate per legare il titolare e su altri oggetti che i rapinatori avevano lasciato nella gioielleria, la polizia aveva isolato alcune impronte digitali. Poi erano state analizzate anche le celle telefoniche ed erano spuntati i nomi degli uomini del commando grazie anche allo scambio di informazioni con altre questure: in sostanza, sono state analizzate tutte le rapine che avessero elementi di similitudine con quella avvenuta a Grosseto. Una rapina fotocopia era successa il 30 luglio 2014 nella filiale della banca Carivit di Bassano Romano, in provincia di Viterbo. La Procura laziale aveva individuato tre uomini e aveva sequestrato materiale simile a quello trovato a Grosseto. Qui le indagini sono proseguite attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e dei traffici di cella, l’analisi delle liste d’imbarco di alcuni voli provenienti dalla Sicilia e delle individuazioni fotografiche effettuate sia dal gioielliere che dai testimoni.

In particolare l’attività di analisi dei tabulati telefonici ha consentito di determinare in modo puntuale tutti i movimenti degli indagati a partire dalle fasi di incontro dei membri del gruppo criminale nella città di Roma, nei giorni 2 e 3 febbraio 2014, fino al giorno della rapina e a quelli successivi. Era risultato quindi che quattro uomini si erano incontrati nelle prime ore della mattina per poi venire insieme a Grosseto e rientrare, sempre insieme, in serata a Roma, ritornando nello stesso contesto spaziale dove si era registrato il primo incontro del mattino.

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