Contrordine: sì ai gazebo nel centro
A tre mesi dal divieto assoluto, in consiglio comunale verrà discussa la variante che invece autorizza le strutture
GROSSETO. Il Comune di Grosseto fa dietrofront e torna sul regolamento urbanistico per consentire la realizzazione di gazebo anche nel centro storico. Si va a modificare, dunque, ancora una volta la parte relativa alla realizzazione di gazebo, di pertinenza di bar e ristoranti, nell’ambito del centro storico.
Non sono passati nemmeno tre mesi dell’approvazione di una variante che, tra le altre cose, negava in assoluto, per il tessuto urbano antico, la possibilità di realizzarvi dei gazebo. Per quelli esistenti c’era tempo fino al 31 di marzo e, poi, avrebbero dovuto essere rimossi. Era il 20 settembre scorso quando la maggioranza approvava questa variante, fortemente voluta e difesa dall’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi e dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Bruno Ceccherini, che tra l’altro ben conosce la materia, essendo titolare di un locale in Piazza del Sale, e che nella discussione in aula aveva tuonato contro i gazebo auspicando che, davanti a bar, ristoranti e pizzerie, si potessero piazzare solo ombrelloni, tavolini e fioriere. La variante approvata allora andava proprio in questa direzione.
Meno di tre mesi dopo, la giunta ci ha ripensato, probabilmente sotto la pressione delle associazioni di categoria, ma anche dell’opposizione di centrosinistra, che già in quella discussione aveva rilevato che si stava commettendo un errore. L’assessore Rossi si era difeso dalle critiche scaricando la responsabilità del problema sull’amministrazione precedente e sottolineando che ormai la giurisprudenza era concorde nel rilevare il contrasto tra la normativa nazionale e il regolamento comunale su due punti, in particolare: la questione della effettiva precarietà delle strutture e quella della non titolarità dell’area.
«Il Comune - aveva avuto modo di dire Rossi - ha ricevuto spesso solleciti per porre fine a questa illegittimità che espone i commercianti a sanzioni amministrative e penali. Noi oggi li mettiamo al riparo. Non potevano più rimandare la soluzione. Ci sarà più chiarezza per i commercianti che fanno richiesta, per il Comune che rilascia le autorizzazioni, per la Polizia municipale che dovrà fare gli accertamenti».
In sostanza i gazebo costituiscono volumetrie e, non solo non vengono mai smontati, come dovrebbe avvenire per strutture precarie, ma per essere realizzati necessitano di una licenza edilizia che può essere rilasciata o su aree private o su suolo pubblico a patto che sia assegnato in concessione al soggetto che vuole realizzare il gazebo. Proprio questo avevano suggerito, a settembre, in aula, il capogruppo del Pd, Lorenzo Mascagni e il capogruppo di Passione per Grosseto, Rinaldo Carlicchi. «Non si capisce perché - aveva sottolineato Mascagni - si decida di escludere completamente la possibilità di realizzare gazebo, a norma naturalmente, nel centro storico». E Carlicchi aveva rimarcato che «Basterebbe che l’ufficio patrimonio mettesse a bando le aree di suolo pubblico che potrebbero ospitare i gazebo stessi, in modo da poter procedere a una regolare convenzione».
Guarda caso, meno di tre mesi dopo, è stata portata in commissione - e sarà discussa nel prossimo consiglio comunale - una nuova variante che corregge radicalmente il tiro di quella approvata a settembre, consentendo «l’estensione, anche al centro storico, della realizzazione di manufatti chiusi o aperti». La nuova norma precisa che i gazebo potranno essere realizzati su aree private o su aree pubbliche assegnate, tramite bando, in concessione, potranno avere, ciascuno, una superficie massima di 40 metri quadrati, mentre prima il gazebo avrebbe dovuto essere, al massimo, la metà della superficie commerciale del locale di riferimento. La nuova norma, inoltre, stabilisce un massimo di 800 mq di suolo pubblico da destinare a gazebo, per il centro storico e le aree che brano da cintura consolidata. Altri 800, invece, sono quelli assegnati al resto della città per lo stesso scopo.
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