Il Tirreno

Grosseto

Sotto processo per la villetta incendiata

di Pierluigi Sposato

La gelosia per movente: la madre ha patteggiato 2 anni, per la figlia che l’avrebbe accompagnata si è aperto il dibattimento

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ALBINIA. Il movente sarebbe stato la gelosia: lei, professoressa universitaria, avrebbe dato fuoco alla casa di lui perché sospettava di essere tradita. E lo avrebbe fatto insieme alla figlia, che l’avrebbe portata in aula fino alla Giannella.

Carolina Scaglioso, 53 anni, di Castiglion Fiorentino, ha già chiuso le sue pendenze con la giustizia: di fronte al giudice Sergio Compagnucci lunedì ha patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa), concordati tra il sostituto procuratore Marco Nassi e il difensore Riccardo Pagni di Siena. Una decisione che non ha portato alcun arricchimento al quadro di indagine disegnato dai carabinieri di Orbetello, intervenuti la notte del 30 giugno scorso insieme ai vigili del fuoco, che avevano impiegato due ore per aver ragione delle fiamme che comunque avevano causato danni gravissimi alla struttura. Un approfondimento nascerà invece dal processo al quale è sottoposta la figlia, Elena Casalini, 27 anni, di Siena, imputata in concorso e sotto accusa in forza di un giudizio immediato che non è cioè passato dal vaglio dell’udienza preliminare. Un processo che si è aperto proprio ieri di fronte al giudice del dibattimento Giovanni Muscogiuri. E che non si annuncia di breve durata, dal momento che le parti hanno presentato liste con una ventina di testimoni, fatti salvi quelli comuni. Tra questi ci sono la stessa Scaglioso, che dovrà dunque tornare in aula, e il proprietario della villetta danneggiata dall’incendio.

Casalini, difesa dall’avvocato Roberto Cerboni, è imputata in concorso con la madre: l’avrebbe portata da Siena fino alla Giannella a bordo di una Renault Clio sulla quale sarebbero state caricate due taniche di benzina; la giovane donna si sarebbe assicurata che non si avvicinasse nessuno mentra la madre avrebbe versato circa trenta litri di benzina all’interno della villetta, dando fuoco con un accelerante del tipo “Diavolina”: la reazione di questo con i vapori che nel frattempo avevano saturato gli ambienti aveva provocato un’esplosione, con il conseguente incendio devastante. A Scaglioso i carabinieri erano arrivati ipotizzando che l’autore dell’incendio si sarebbe potuta far male: ed effettivamente la donna era stata medicata in quelle ore alle Scotte di Siena per ustioni di terzo grado. Le dichiarazioni della Casalini ai familiari avevano completato il quadro.

Resta dunque imputata la giovane donna, nei confronti della quale c’è anche la costituzione di parte civile da parte del proprietario dell’immobile, rappresentato dall’avvocato Salvino Mondello di Roma. Superata un’eccezione sollevata proprio da quest’ultimo a proposito dell’ammissione della lista testi, il giudice ha accolto la richiesta del pm di trascrizione di alcune intercettazioni telefoniche, realizzate nel corso delle indagini che avevano permesso agli inquirenti di focalizzare l’attenzione su Scaglioso e Casalini. Nella prossima udienza, a gennaio, il processo vero e proprio non partirà: sarà soltanto affidato l’incarico per la perizia. Una volta a disposizione le trascrizioni, il pm Nassi provvederà a citare i testimoni, ritenendo indispensabili i testi delle conversazioni. Questi, o indagati in procedimento connesso (per l’ipotesi di false dichiarazioni al pm) o assolutamente estranei, sono chiamati a dare chiarimenti sulle fasi di ideazione e realizzazione dell’incendio. La Procura vuole far luce anche sulle ore di assenza dell’imputata dalla casa di residenza come anche sull’arrivo della madre al pronto soccorso. Sarà sentito anche il custode della villetta. In aula dovranno comparire anche i carabinieri della stazione di Albinia e del Nucleo operativo radiomobile di Orbetello che si erano occupati delle indagini, chiuse nel giro di pochi mesi.

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