Il Tirreno

Grosseto

Ritratta in aula le accuse contro l’ex marito

«Lo rivoglio a casa»: l’uomo è stato assolto ma per lei il pm ha chiesto l’invio degli atti alla Procura

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GROSSETO. L’accusa era quella di maltrattamenti nei confronti della moglie. Talmente gravi che una volta lui le avrebbe anche spinto la testa nel lavandino della cucina. Ma una volta in aula lei ha fatto marcia indietro: ritirata la querela, ridimensionate molte circostanze, ha voluto specificare al giudice - e l’ha fatto più di una volta - che vuole «ricompattare la famiglia». Insomma, vuole tornare insieme al suo lui, che aveva sposato alcuni anni fa e con il quale ha avuto un figlio.

Un passaggio che non sarà comunque indolore perché il giudice Marco Mezzaluna ha sì assolto lui perché il fatto non sussiste ma, su richiesta del viceprocuratore onorario Pamela Di Guglielmo, ha inviato gli atti alla Procura per ravvisare eventuali estremi di reato nella discrepanza tra quanto denunciato da eli all’epoca e quanto dichiarato in aula: in altre parole, un’ipotetica falsa testimonianza.

Difeso dall’avvocato Alessandro Lecci, l’uomo - oggi 46 anni - era stato denunciato nel maggio 2014. Presente in aula, ha ascoltato le parole della moglie, di un anno più giovane (da cui è formalmente separato dall’anno scorso), interrogata proprio dal suo avvocato. «Anche io ho dato il mio contributo», ha detto la donna assumendosi una parte delle responsabilità. Ma le vessazioni erano continue o episodiche? ha chiesto il giudice: «Solo quando litigavamo. Io volevo sempre avere l’ultima parola. Lo inseguivo anche per tutta la casa. Ma solo quando c’era la lite». Nella denuncia c’è scritto che le vessazioni erano a cadenza settimanale: «Non l’ho mai detto». E poi ha aggiunto: «Quando ho sporto querela avevo dentro tanto rancore, poi ho capito che le cose possono essere superate. Sì, il contesto era di litigi reciproci. Io voglio riportare mio marito a casa». Ma è cambiato qualcosa? «Sì, l’atteggiamento di mio marito è cambiato dopo la querela». Ha poi spiegato che «ci siamo separati per differenze caratteriali, è stata una decisione affrettata».

Il pm ha comunque chiesto la condanna a 2 anni dell’uomo, perché la donna non ha mai negato di aver subito spintoni e schiaffi, sollecitando l’invio degli atti in Procura. Il difensore, invocando l’assoluzione, ha citato sms e lettere d’amore in cui la donna scriveva, dopo la separazione, «perdonami se sono un po’ pazzerella»: «Mai state umiliazioni, mai è stata privata della libertà o del denaro». Lei riavrà il suo lui ma l’amore adesso dovrà fare i conti con la Procura. (p.s.)

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