Il Tirreno

Grosseto

Giovani rifugiati per pulire le strade

di Alfredo Faetti
Giovani rifugiati per pulire le strade

I ragazzi del centro della Castellaccia hanno aderito al progetto del Comune: non saranno retribuiti per il lavoro svolto

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GAVORRANO. Scopa in una mano, sacco dell’immondizia nell’altra. Su e giù per i vicoli di un antico paese di collina, per raccogliere ogni sorta di sporcizia che gli incivili gettano in terra, insieme alle foglie secche dell’inverno.

È partita quasi fosse un gioco l’attività di volontariato che vede coinvolti i diciannove ragazzi richiedenti asilo ospitati nel centro della Castellaccia, periferia gavorranese, rientrati nel progetto accoglienza della Regione Toscana. «Un progetto importante che serve a favorire l’integrazione» dice soddisfatto il vicesindaco minerario Giulio Querci, che spera in un doppio effetto da questa attività: una visione sempre più inclusiva da parte della comunità rispetto agli esuli, una maggiore consapevolezza negli stessi della società in cui sono stati inseriti. «Siamo convinti che questo progetto, oltre a permettere a questi ragazzi, che si sono resi disponibili in modo del tutto volontario, a collaborare per il decoro urbano dei nostri paesi, possa contribuire a favorire l’integrazione e contribuire alla prevenzione e al superamento delle cause dei conflitti e, quindi, al miglioramento generale della convivenza sociale» spiega appunto l’assessore Ester Tutini. Il progetto, promosso dall’amministrazione Comunale di Gavorrano in collaborazione con l’associazione Partecipazione e Sviluppo (a capo del progetto di accoglienza), all’Unione Sportiva Gavorrano e l’associazione di volontariato Auser, vedrà nei prossimi mesi diciannove ragazzi richiedenti asilo, impegnati nelle frazioni del comune minerario in opere di manutenzione ordinaria: pulizia dei parchi e pulitura delle erbacce nelle mura dei centri storici. Progetto simile a quanto già visto nei Comuni limitrofi, come a Montieri o a Roccastrada, che vista la buona riuscita sta prendendo campo anche negli altri territori inclusi nell’accoglienza. Si tratta di piccoli lavoretti, armati solo di scope, sacchi, grembiuli e tanta forza di volontà. «Crediamo che accogliere chi scappa dalla guerra sia un dovere morale e politico, come indicato anche dal Presidente della Regione Toscana Rossi, al quale le amministrazioni locali non possono negarsi» continua Querci.

In effetti vale la pena sottolineare che questi ragazzi (con una media età intorno ai 22 anni) sono reduci dalle atrocità che si consumano ogni giorno dei loro Paesi di origine. Guerre civili, razzie etniche, scontri religiosi: è dall’orrore che fuggono gli esuli, così come hanno raccontato ai responsabili dell’associazione poco dopo il loro arrivo in Toscana, quando ad ognuno è stata chiesta la propria storia personale.

«Vedere l’entusiasmo di questi ragazzi che si sono subito offerti volontari per il progetto fa veramente piacere e fa riflettere su quanta cattiva politica vediamo sbraitare ogni giorno sulle tv nazionali in particolare quei signori della Lega Nord soliti nelle offese più becere e razziste», continua Querci.

L’entusiasmo al gruppetto di esuli non è mancato del resto.

Quando sono stati informati del progetto che li avrebbe visti impegnati con piccoli lavoretti, senza alcuna retribuzione, in molti hanno alzato la mano nella speranza di potervi accedere. Certo, i ragazzi di vent’anni difficilmente possono trovare entusiasmante una scopa e un sacco dell’immondizia; ma se alle spalle hai solo orrori e morte, è facile trovare la voglia di vivere anche nelle cose più minuscole.

«Sono davvero contenti» conclude Querci. Senza contare infine che il risultato sono centri più puliti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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