Il presidio
Cene e viaggi: l’economo deve risarcire
La Corte dei Conti condanna l’ex Comunità montana per le spese non giustificate. Dovranno essere versati 5.000 euro
MASSA MARITTIMA. I conti sono stati presentati in modo disordinato e in alcuni casi in ritardo. Senza contare poi che nelle tabelle ci sono delle spese che «non trovano giustificazioni», come si legge nella sentenza della Corte dei Conti con cui il magistrato ha condannato l’economo dell’ex Comunità Montana, oggi Unione dei Comuni, delle Colline Metallifere, a pagare oltre 5.000 euro per la gestione dell’attività finanziaria dell’ente per gli anni che vanno dal 2003 al 2012.
Un decennio in cui più di 3.000 euro, tra spese di ospitalità, rimborsi e Telepass, non hanno trovato un riscontro nella documentazione presentata dal funzionario. Il caso viene fuori nel 2013, quando il relatore per i conti degli enti locali della Provincia di Grosseto nota che nelle documentazioni presentate dall’economo della Comunità Montana (che già a quel punto era diventata Unione) ci sono delle irregolarità. E queste non si rifanno ad un anno soltanto, ma al decennio appena trascorso. Nello specifico, il relatore della Corte dei Conti fa notare che «i registri delle anticipazioni e spese economali trasmessi erano compilati solo parzialmente, in maniera disordinata e con correzioni apportate in modo non regolare - come si legge nella sentenza - Inoltre gli stessi non avevano una numerazione progressiva, non riportavano la data delle operazioni ed il numero del buono economale, né il saldo progressivo e non si comprendeva la tipologia di spesa». In una parola, appunto, disordine.
Nel 2015 poi il procedimento entra nel vivo, ma c'è un problema: i riepiloghi di cassa, dal 2003 in poi, erano stati compilati seguendo quei metodi irregolari di cui si è lamentato il relatore. Così lo stesso ha chiesto tutti i buoni economali e i relativi giustificativi di spesa per il periodo indicato. Ed è qui che il funzionario della Corte dei Conti si accorge che i primi non combaciano con i secondi. Pranzi, cene, pernottamenti per delegati di Agenda 21, della Corsica, esperti di archeologia e di semplificazione: sono molte le contestazioni che il magistrato muove contro la documentazione presentata dell’economo. C’è persino lo scontrino di una spesa fatta alla Coop (circa 60 euro) per generi alimentari. Contestazioni tecniche, intendiamoci, ovvero per spese che non vengono specificate con precisione. Magari c’è lo scontrino, ma non il motivo della spesa. Un esempio dalla sentenza: nel 2006 risultano «due fatture rispettivamente per un pranzo da tre persone e un pranzo da quattordici», ma «non vengono specificate le motivazioni o le personalità presenti, e pertanto si ritiene non ammissibile». Ergo: questa spesa non è giustificabile per la Corte dei Conti. «Le spese di rappresentanza devono assolvere ad una funzione rappresentativa dell'ente verso l'esterno, nel senso della loro idoneità a mantenere o accrescere il ruolo ed il prestigio con il quale l'ente stesso - dice la Corte dei Conti - In considerazione di tali criteri non appaiono giustificabili e legittime le spese suddette sostenute per ospitalità o per assenza di documenti giustificativi, e parimenti le spese riferite a spese natalizie o rinfreschi o pranzi». Da queste considerazioni, il giudice ha condannato l'economo a risarcire per 5.257,23 euro l'Unione dei Comuni.
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