Il Tirreno

Grosseto

Stop al cantiere, è partita una denuncia

di Gabriele Baldanzi
Stop al cantiere, è partita una denuncia

La Forestale ha scoperto irregolarità nella strada di accesso dei mezzi e così i lavori di ripristino sono stati abbandonati

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GROSSETO. È la terza volta in sei anni che viene chiusa la linea ferroviaria Siena-Grosseto a causa di movimenti franosi tra Monte Antico e Buonconvento.

In realtà il problema è sempre il solito, quello che ha luogo tra Salceta (già Montalceto-Pari) e la località nota come “La Befa”, vicino a Murlo. Nella progressiva ferroviaria siamo tra il km tredici e il quattordici. Il problema questa volta è un muro schiantato in un angolo. Visitando il luogo della frana si capisce che i lavori sono stati avviati, condotti a buon punto e poi abbandonati. Si notano i vetrini-spia per la rilevazione dello spostamento della massicciata, ma soprattutto una montagna di pietrisco, tonnellate, che però evidentemente non è bastata per mettere in sicurezza il tratto.

Fino a due giorni fa i treni, arrivati in questo punto, rallentavano fino a 10 km/h. C’è un segnale giallo che invita a frenare. Adesso c’è silenzio. I lavori sono stati fermati dopo che la Forestale ha scoperto che la strada di accesso al cantiere, al luogo della frana, era stata fatta senza le adeguate autorizzazioni. C’è una denuncia e un procedimento giudiziario aperto nei confronti della ditta incaricata da Rfi.

I sei mesi (minimo) di chiusura nascono da qui, «da un equivoco, da un corto circuito burocratico». Sono le parole che usa un dirigente di Rfi, che però non vuole metterci la faccia.

Ieri, di ciò che è successo e dell’ennesima interruzione della linea abbiamo parlato con chi, quella tratta, la conosce molto bene: il ferroviere grossetano Simone Luschi. «Le problematiche che si aprono sono molteplici - spiega - Per me, come per circa 200 colleghi tra Macchina, Viaggiante, Infrastruttura, Lavori etc, da ieri viene a mancare un 30% della consistenza del turno di lavoro. Ma soprattutto andiamo incontro a un inverno di disagi per i viaggiatori, con tempi di percorrenza impossibili».

A Luschi, uno dei responsabili del materiale storico della Fondazione Fs e animatore del Treno Natura, chiediamo se, a suo avviso, è possibile riaprire e sfruttare l’itinerario alternativo che Rfi ha a disposizione, cioè la tratta del vapore, la Monte Antico-Asciano. «Non posso rispondere - dice a questo proposito - So, però, che quella linea è sprovvista di adeguati sistemi di distanziamento dei treni. Per capirci: un treno non frena come una bicicletta, e non potendo marciare a vista c’è bisogno di conoscere in anticipo le condizioni della via prima di immettercisi. Anche se questo è vero soltanto in parte: alla fine degli anni ’80 la linea subì un profondo processo di adeguamento, con l’implementazione di un sistema di blocco elettrico. Peccato che, dopo aver speso qualche miliardo, nel 1994 la linea fu chiusa e, se anche in fondo si tratta di mettere mano a fili e pedali di comando e rilancio consensi, nulla è più stato fatto in questo senso; quindi ci sarebbe bisogno di una rinfrescatina, che ha un costo. La linea, ad oggi, prevede una velocità massima di 50km/h, ma questo limite è imposto dalla degradazione degli standard di manutenzione e dai mezzi che ci circolano, sprovvisti dei moderni sistemi di sicurezza (che su una locomotiva a vapore non si possono installare), non dalle caratteristiche della linea».

Luschi non lo dice, ma la sensazione è che la riapertura della vecchia linea non dipenderà da vincoli tecnici o strutturali, ma semmai per veti incrociati e indirizzi politici. Se Rfi volesse, si potrebbe adeguare in una settimana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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