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«Nessuna calunnia nei confronti di Ramona»
La ragazza era stata denunciata per stalking e violenza sessuale nei confronti dell’ex, il gip archivia
FOLLONICA. Sono due le tegole cadute sulla testa della famiglia di Ramona Cortese, la ragazza di 27 anni morta nel carcere don Bosco di Pisa il 14 agosto 2015. Due, perché la Procura di Pisa ha archiviato il fascicolo sulla morte della ragazza, scrivendo che si trattò di suicidio. E ieri, anche il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio ha disposto l’archiviazione della querela presentata dalla famiglia della ragazza nei confronti dell’ex compagna e della sua attuale fidanzata. Perché a far finire Ramona in quella cella del don Bosco - secondo i familiari, seguiti dall’avvocato Sabrina Pollini - sarebbe stata proprio la nuova relazione nata tra le due ragazze, che avrebbero raccontato tutte quelle bugie solamente per tentare di tenerla lontana da Follonica.
Ramona era agli arresti domiciliari con l’accusa di stalking e violenza sessuale nei confronti della ex. «Ma non ci sono referti e nemmeno testimonianze di episodi del genere - ha scritto l’avvocato Pollini nella querela presentata in Procura dopo la morte della ventisettenne - Abbiamo trovato diari nei quali l’ex compagna di Ramona annotava pensieri d’amore e dove non ha mai fatto riferimento a episodi di violenza o screzi tra le due». La Procura però ha chiesto l’archiviazione delle denuncia presentata dai familiari della ragazza. Secondo il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi le due ragazze che avevano formato una coppia non avevano calunniato Ramona, sostenendo tra le altre cose che per interrompere una relazione non è necessario far arrestare il partner incolpandolo di cose false.
La famiglia di Ramona, con l’avvocato Sabrina Pollini hanno portato in tribunale i diari scritti dall’ex fidanzata di Ramona e le testimonianze dei ragazzi che frequentavano casa loro. Dimostrare che le due ragazze avessero calunniato Ramona prima che la ragazza fosse portata in carcere e che avessero anche continuato dopo, quando ormai era già morta, non avrebbe restituito la ventisettenne all’amore della sua famiglia ma avrebbe comunque ristabilito, secondo i suoi familiari e i suoi amici, quel senso di giustizia nei confronti della ragazza che non c’è più. Il sostituto procuratore ha chiesto l’archiviazione della querela e il giudice l’ha accolta nonostante l’opposizione presentata dalla famiglia.
Non ci sarebbe nessun colpevole, nemmeno indiretto quindi, per la morte di Ramona. In tribunale, la vicenda si chiude qui. Resta solo il dolore, quello viscerale di una madre, di un padre e di una sorella che non hanno potuto far niente per vedere di nuovo il sorriso di Ramona, sorriso che era stato spento da quelle accuse - infondate per i suoi familiari - che l’hanno riportata in carcere dopo l’ennesimo episodio di violenza scoppiato durante i domiciliari.
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