Il Tirreno

Grosseto

«Capalbio sarà un modello di accoglienza»

di Emilio Guariglia
«Capalbio sarà un modello di accoglienza»

Fermato l’arrivo dei 50 nel cuore del paese il sindaco Bellumori annuncia il suo progetto

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GROSSETO. Una decina di giorni fa il Tirreno dà una notizia: la prefettura di Grosseto ha annullato la procedura delle assegnazioni di richiedenti asilo in provincia per il 2016, bloccando il bando e di fatto fermando, tra gli altri, anche l’arrivo annunciato l’estate scorsa di cinquanta profughi a Capalbio.

Subito i media nazionali si precipitano sulla vicenda, riaccendendo la polemica che già era stata il tormentone d’estate: quella della Capalbio “radical chic”, feudo della sinistra che conta e che prima aveva protestato contro l’arrivo dei migranti e ora è riuscito addirittura a bloccarlo.

Una lettura dei fatti che Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, respinge. Annunciando tra l’altro che proprio Capalbio sarà il primo comune della Maremma ad accogliere un gruppo di profughi secondo i nuovi criteri di assegnazione individuati dal ministero. Insomma, da “vergogna” a “modello”.

Sindaco, la settimana scorsa è stato più lei in tv e sui giornali che il prezzemolo in cucina. Questa storia di Capalbio che non vuole i profughi l’ha resa una star...

«È una notorietà che non ho cercato e voluto. Ma il caso fa molta gola ai media, che a volte dicono cose inesatte e che spesso vorrebbero far dire a me cose che non penso».

Cosa intende?

«Intendo dire che quella dei migranti a Capalbio è una questione complessa, da conoscere prima di trinciare giudizi».

Allora ce la spieghi

«Tutto comincia nell’inverno 2015, quando la Prefettura avvia la procedura per sondare la disponibilità di strutture private in provincia di Grosseto. A quell’avviso risponde la cooperativa Ati Senis Hospes - Rti Tre Fontane con sedi a Potenza e Roma, offrendo accoglienza per cinquanta migranti in cinque appartamenti nel cuore di Capalbio. Noi non sappiamo altro, c’è grande indefinitezza né la Prefettura dà ulteriori chiarimenti. Finché il 18 luglio esce la graduatoria provvisoria dei soggetti abilitati, che riguarda quattordici comuni della provincia e altrettanti operatori. A ognuno il suo contingente: 35 a Semproniano e Montieri, 128 a Grosseto, 24 a Gavorrano, 4 a Pitigliano.. A Capalbio 50».

E a quel punto a Capalbio esplode il putiferio

«A Capalbio ci sono tre tipi di reazioni. La prima è quella dei privati direttamente coinvolti: le famose cinque abitazioni sono infatti all’interno di un complesso residenziale più ampio con zone comuni come giardino e parco. Gli altri condomini dicono che il condominio non ha dato l’assenso ed evidenziano come il bando della prefettura imponesse un requisito preciso: che gli appartamenti non fossero parti di condomìni. E su questo fanno ricorso: contro la Prefettura per il non rispetto del requisito; contro la cooperativa per aver rappresentato situazione non veritiera rispetto ai requisiti richiesti; e contro il Comune».

Poi però c'è anche l'alzata di scudi dei vip…

«No, o non proprio. I cittadini, o almeno una parte di essi, sottoscrivono una petizione alla Prefettura e per conoscenza al Comune, esprimendo forti preoccupazioni su alcune precise problematiche: un contingente così importante concentrato a Capalbio alto, dove c’è un solo vigile, accanto alle scuole… E fra questi cittadini, vip non ce ne sono, ma tanti semplici capalbiesi che tra il 18 e il 25 luglio raccolgono qualcosa come 500 firme».

Eppure in quei giorni da Capalbio, sindaco compreso, arrivano dichiarazioni non proprio pacate e che molti interpretano come razziste.

«Tra le questioni sollevate ci furono anche quelle di alcuni imprenditori del settore turistico: “Siamo favorevoli all’accoglienza _ dissero _ ma per le nostre strutture potrebbe essere un danno”. Io – forse sbagliando – riportai questa posizione e fui frainteso. Poi in piazza Magenta, durante l’ultima serata Capalbio Libri, si aprì un dibattito sul tema e dalla piazza qualcuno si alzò dicendo “perché a Capri, Portofino e Cortina no e a Capalbio sì?”. Ma il sindaco e il Comune, terza reazione, in realtà in quei giorni avviano una discussione con la Prefettura e anche col ministero degli interni, mirata non a chiudere le porte ai profughi bensì a riaffermare il ruolo dei sindaci sui territori».

Vuole dire che tutto questo can can sulla Capalbio razzista è frutto di equivoci?

«Qualche errore di comunicazione lo facemmo. Così la faccenda rimbalzò su tutti i giornali e le televisioni nazionali che, era estate, si fiondarono sotto gli ombrelloni di Capalbio. E lì non ci trovavano i capalbiesi bensì i vacanzieri, tra i quali i famosi vip ognuno dei quali diceva la sua. Dopodiché a quelli sotto gli ombrelloni, persone importanti, rispondeva la politica importante, in una discussione distante dalla realtà. Perché i capalbiesi non è che non volevano i migranti: volevano ridiscutere il metodo. Capalbio non è razzista, tutt’altro: negli anni Cinquanta abbiamo conosciuto l’immigrazione di abruzzesi, calabresi, pugliesi, sardi. Negli anni Novanta famiglie dall’Est europeo, che si sono ben integrate. La nostra è una comunità aperta, quello che è stato detto mi è sembrato offensivo».

Non fu però solo il mondo esterno a “equivocare”, se proprio in quei giorni qualcuno a Capalbio sentì il bisogno di far nascere, quasi come azione riparatoria, un comitato per il sì all’accoglienza…

«Certo. Sulla spinta di quella immagine distorta che usciva del paese, un gruppo nutrito di capalbiesi promosse l’associazione Capalbio Oltre le Mura, che ha presentato anche un progetto per l’integrazione dei futuri ospiti. Un progetto che era già in parte del Comune e che abbiamo sposato: percorsi con le scuole con le associazioni sportive e di volontariato, lavori socialmente utili…».

Quindi sindaco e Comune in quei giorni non si attivano per fermare i profughi?

«No, non per fermare i profughi ma per discutere sulla precisa questione di quel contingente massiccio calato dall’alto. Cerchiamo il confronto con il ministero e apriamo un tavolo con l’assessore regionale Bugli. Al ministero chiediamo chiarimenti sulla procedura, di vedere le carte e i requisiti delle due cooperative, il rapporto tra la proprietà delle cinque case, peraltro un liquidatore, e le cooperative. Mentre con Bugli tracciamo la strada maestra: accoglienza diffusa nel territorio».

E poi arriva la cancellazione della graduatoria e lo stop: lo dica sinceramente, non c’è il peso dei vip di Capalbio su questa svolta?

«Lo stop al bando non è certo una scelta su misura per Capalbio. Innanzitutto perché annulla la graduatoria per tutti i quattordici comuni e i relativi soggetti proponenti in provincia. E poi perché dietro questa decisione ci sono anche motivazioni nazionali che arrivano da lontano. L’8 agosto 2016 Piero Fassino, presidente Anci, firma con il ministro Alfano il protocollo d’intesa con il quale viene razionalizzato il contingentamento e ridisegnata la redistribuzione dei migranti in proporzione al numero degli abitanti di ciascun comune. Il contingente sulla Maremma rimarrà di 600 unità, che però saranno redistribuite in base a quell’accordo».

Dunque a Capalbio i migranti arriveranno?

«Certo. Con delibera di giunta del 2 settembre il Comune ha avviato l’adesione al progetto Sprar, e oggi (ieri) abbiamo avuto la prima riunione in prefettura, dove il prefetto ha illustrato ai sindaci il nuovo bando Sprar. L’accordo fra Anci e ministero fissava una soglia massima in relazione al numero di residenti e Capalbio in questi mesi si è attrezzata: così oggi, primi e per ora unici in provincia, abbiamo le credenziali di accredito al ministero per aderire al progetto che avrà durata triennale e ci porterà ad accogliere e integrare 8-10 richiedenti asilo».

Dunque Bellumori è impegnato in questa direzione...

«Sì. Auspico che questo percorso abbia esiti positivi. Soprattutto per la dignità di questa comunità che ha tutta la volontà di fare la propria parte. E poi perché è il mandato che ho ricevuto dalla giunta, perché è l’impegno che mi sono assunto nelle riunioni pubbliche e perché è il metodo col quale stiamo lavorando col nuovo prefetto. Su questo il prefetto è categorico: dialogo pieno e continuo con i sindaci, ma se alla fine i sindaci non indicano luoghi e situazioni per l’accoglienza secondo i nuovi criteri, a quel punto lo Stato si sentirà libero di procedere col metodo dei bandi straordinari. Con cui le assegnazioni bypassano ogni tipo di accordo».

Intanto però nei giorni scorsi molti hanno accostato Capalbio a Goro, il paese delle barricate anti-profughi...

«A Goro hanno mandato via le persone, donne e bambini. Qui a Capalbio si è parlato di atti burocratici e di numeri, non di qualcuno cacciato dalle porte del paese. Una discussione la nostra che forse, nel bene e nel male, ha contribuito a far rivedere metodi e criteri di assegnazione sbagliati a livello nazionale. E a riportare i sindaci e le comunità locali al tavolo delle decisioni».

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