«Altro che lupi: anche i cani sono guai»
Lo sfogo di un pastore di Manciano: i passanti minacciano denunce per la presenza dei guardiani a quattro zampe
MANCIANO. «Le reti antilupo e i cani da guardiania per le pecore? Ce le ho. Ma adesso anche per i cani ci sono gravi problemi». Ancora una protesta da parte di un allevatore di ovini, Giulio Dainelli, che ha un’azienda di allevamento a Campigliola nel comune di Manciano.
Dopo che il suo gregge ha subito aggressioni di lupi a non finire (l’ultima tre anni fa che lo alleggerì di una trentina di capi), adesso cerca di proteggersi anche coi cani. Ma anche quelli danno noia ai passanti, alle automobili e alle bici, dice.
«Prima ci hano imposto il lupo – sbotta Dainelli – poi la protezione con le reti elettrificate per difenderci dai predatori e poi anche i cani. Per cui, se vogliono che si chiuda, lo dicano. Io ho 32 anni e questo mestiere lo faccio volentierissimo. L’ho sempre fatto e mi dispiace smettere. Ma alla fine ci costringono a mollare».
Le protezioni, dice Dainelli, costano care e oltre tutto hanno sollevato proteste, con tanto di minacce di denuncia. «Ho preso tre anni fa – spiega – quattro cuccioli di cani da guardiania che oggi sono adulti. La mia azienda è lungo la provinciale e qualche volta i cani fanno capolino in strada. Sono docili, ma naturalmente, dovendo fare la guardia, abbaiano e rincorrono le auto. Ormai da tempo mi trovo carabinieri e polizia municipale alla porta a riferirmi delle lamentele dei passanti. Anche stamani è successo e si è parlato di denunce se i cani non la smettono. Io mi sono rivolto a tutti, anche alla Provincia, anche alla mia associazione di categoria; poi alla Municipale e ai carabinieri. Pare che la competenza non sia di nessuno. Me la devo strigare da solo».
Oltre al danno, la beffa. «Mi hanno suggerito di tenere legati i cani – dice Dainelli – e mi ci è venuto da ridere. Come faccio a tenerli legati? Come potrebbero guardare e difendere il gregge? Mi costano 800 euro al mese e non sono certo cani da compagnia. Devono fare liberi il lavoro per cui li ho presi. La spesa è consistente, come lo è stata quella per le reti. Ho recintato solo parte dei terreni, e ho pagato 9.000 euro. Mica posso recintare tutta la terra, che fra l’altro ho in affitto».
Dainelli ha circa 1000 capi, divisi in due branchi: le pecore da latte sono sorvegliate da due cani e quelle gravide da altri due. «Avrebbero dovuto fare quest’anno circa 600 agnelli – dice Dainelli – ma saranno solo 350 per lo stress per la continua vicinanza di predatori. Anche stamani ne ho visto uno».
Identica situazione la vive quotidianamente il suo vicino, Carmelo Masala. «Io – dice – ho sei branchi di pecore, in sei posti non miei di molti ettari. Che faccio? Faccio recintare con le reti costosissime sei pezzi di terra che non mi appartengono? Ho venti cani che mi costano 10 euro al giorno ciascuno. La gente si lamenta e con ragione della presenza dei cani: i ciclisti, chi fa trekking. Se non ci fossero stati i lupi ne avrei avuti giusto due. Ma io le pecore non le tengo per hobby. La mia famiglia ci lavora. La Regione deve pagarci i danni che ci provocano le decisioni istituzionali».
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