Il presidio
Trolley e telefoni: gli indizi contro Orlando
Omicidio dell’Amiata: l’imputato rinviato a giudizio ieri era in Tribunale all’udienza di formazione del fascicolo
GROSSETO. Ci sono le dichiarazioni dei testimoni, ci sono le intercettazioni telefoniche, ci sono i video delle telecamere di sorveglianza della stazione ferroviaria, ci sono le dichiarazioni della compagna raccolte dalla parte civile.
C’è tutto questo complesso di indizi contro Claudio Orlando, il 46enne di Nemi in carcere a Terni da poco meno di un anno perché sospettato di aver ucciso, probabilmente a bastonate, lo zio Antonio Tucci, 71 anni, a Castel del Piano, il 5 dicembre dell’anno scorso (corpo ritrovato il 6). Orlando è stato rinviato a giudizio per l’udienza in Corte di assise del 25 gennaio. Dopo l’udienza che ha deciso la sussistenza degli indizi sufficienti per sostenere un processo, ieri è stata la volta della formazione del fascicolo: e Orlando, che l’altra volta non aveva partecipato, si è presentato a sorpresa in Tribunale. Non ha detto nulla, ha ascoltato e preso atto. Se avesse potuto, avrebbe detto ciò che ripete dal primo giorno: «Non l’ho ucciso io». In aula, davanti al giudice Sergio Compagnucci, erano presenti l’avvocato Ivan Giannino (per il difensore Maria Pia Di Maio) e il legale di parte civile Savino Guglielmi.
Il sostituto procuratore Laura D’Amelio, che ha formulato un’ipotesi di omicidio volontario premeditato e aggravato a scopo di rapina (1.200 euro, due orologi e due cellulari), ha raccolto pagine e pagine di elementi che attesterebbero la responsabilità di Orlando. Ecco quali.
Il colloquio di lavoro. L’assistente sociale che assisteva l’anziano invalido aveva riferito ai carabinieri le parole di Tucci, il quale le aveva spiegato che il nipote, da qualche settimana suo ospite, il 3 avrebbe avuto un colloquio di lavoro negli uffici di una nota ditta dell’Amiata. Ma uno dei responsabili, sentito in fase di indagine, aveva poi escluso che Orlando fosse andato a sostenere un colloquio.
Il trolley e il bastone. L’attenzione degli investigatori si era concentrata sui bagagli di Orlando. L’assistente sociale aveva dato indicazioni sulla presenza del trolley di colore rosso, in camera da letto di Tucci, vicino alla poltrona: al momento della scoperta del cadavere non c’era più, mentre era presente al mattino. Non c’era più nel portaombrelli all’ingresso, e questo lo ha notato la nipote, il bastone da passeggio di Antonio, verosimilmente utilizzato dall’assassino per uccidere Tucci e non più ritrovato.
La famiglia. Non erano buoni i rapporti tra Claudio e i suoi familiari. I carabinieri avevano raccolto da loro varie informazioni, tra cui quella per la quale Orlando avrebbe portato via tempo addietro 50 euro a un altro parente nonché quella con le raccomandazioni rivolte da altri nipoti ad Antonio Tucci affinché stesse attento a Claudio, salito sull’Amiata per cercare lavoro. I parenti avevano anche riferito il contenuto di telefonate di Tucci, che si sarebbe lamentato del nipote, il quale non avrebbe voluto realmente cercare un impiego.
I tempi. Due testimoni riferiscono che il 5 dicembre avevano notato una persona uscire dal portone della casa di Tucci con un trolley rosso, alle 19.20/19.25. Il medico incaricato dell’autopsia, il dottor Matteo Benvenuti, ha collocato il decesso tra le 16 e le 19 del 5. Alle 19.30, previi accordi delle 16, Orlando si era presentato davanti al negozio di un commerciante cui aveva chiesto un passaggio fino a Grosseto: aveva un trolley, un borsone e uno zaino. Alle 20.46 l’arrivo alla stazione Fs: Orlando è stato riconosciuto dalle videocamere, tra l’altro vestito proprio come era stato visto dalle due testimoni a Castel del Piano e cioè giubbotto imbottito, cappuccio, trolley.
Il contenuto del trolley. Al momento del fermo di Orlando, ad Albano Laziale, vi erano stati trovati la carta d’identità di Tucci, una ricevuta del lotto del mattino del 5 dicembre e gli orologi della vittima; addosso l’uomo aveva la tessera socio Coop intestata a Tucci.
I telefoni. I carabinieri hanno accertato che i due cellulari di Tucci aveva smesso di produrre traffico alle 16.27 e alle 17.56 del 5 dicembre. Il numero di cellulare di Orlando risulta successivamente utilizzato con uno dei due cellulari della vittima. Dalle intercettazioni sulle utenze dei parenti si ricava il convincimento di una nipote sulla responsabilità di Claudio nel delitto.
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