Il Tirreno

Grosseto

Prestito sociale sessanta famiglie fuori dal tunnel

di Giovanna Mezzana
Prestito sociale sessanta famiglie fuori dal tunnel

Nel 2016 Caritas ha distribuito 140.000 euro di microcredito Don Enzo Capitani: «La finanza un po’ creativa funziona»

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GROSSETO. C’è una famiglia grossetana di commercianti che ha un’attività ben avviata: succede che un componente di quel nucleo si ammali e che si debba far fronte – improvvisamente – a un carico assai gravoso di spese mediche. «È la fine – pensano – Andranno in malora le fatiche di una vita». E invece no, si risolve tutto, grazie al microcredito sociale, iniziativa messa in campo dalla Regione Toscana con il braccio operativo del Terzo Settore. Questo è “solo” un caso, ma nel 2016, in Maremma, lo strumento ha permesso di far uscire dal tunnel 61 famiglie, il 65% italiane. Ciascuna ha ricevuto un prestito fino a 3.000 euro che restituirà a rate: il piano di rientro può durare fino a 36 mesi, senza interessi e senza l’intermediazione degli istituti di credito, cioè senza passare attraverso la famigerata pratica delle garanzie che apre i rubinetti del credito solo a chi è “bancabile”. Adesso i soldi sono finiti, ma da Firenze si intravede uno spiraglio: la Regione – che aveva messo sul piatto cinque milioni di euro per tutta la Toscana – potrebbe ridistribuire quelle risorse che in altre province sono state impiegate solo in parte. Non solo, il progetto è partito nel 2014, anno in cui in Maremma furono soddisfatte 67 richieste: c’è già chi ha cominciato a restituire il prestito, e tali somme potrebbero essere impiegate per correre in aiuto di altre famiglie; così intende fare Caritas Grosseto, capofila del progetto per l’area socio-sanitaria grossetana che comprende Grosseto, Castiglione della Pescaia, Roccastrada, Civitella Marittima, Campagnatico e Scansano: è a Caritas, tramite il conto corrente dell’organismo pastorale, che si restituisce quanto ricevuto.

Chi aiuta chi. «Non è un assegno d’urgenza e neppure un sussidio» dice Fabrizio Boldrini, direttore del Coeseo-Società della Salute, partner “tecnico” del progetto: il microcredito sociale è un prestito e come tale deve essere reso. «E questo aspetto della corresponsabilità mi è piaciuto molto» dice don Enzo Capitani, direttore della Caritas grossetana. A tre sportelli per l’ascolto di Caritas, Misercordia, Querce di Mamre nel corso del 2016 sono arrivate 222 richieste di aiuto – Caritas ha gestito il 90% delle pratiche – e ne sono state accolte 61 per un totale di 140.000 euro di credito erogato. Affitti non pagati e che si accumulano, maxi conguagli di bollette, spese sanitarie e scolastiche impreviste, l’auto che non c’è e serve per potersi aggiudicare un lavoro pur precario, finanziarie che impiccano ... L’elenco delle trappole in cui sono rimaste invischiate tante famiglie maremmane lo fa Luca Grandi, vice-direttore Caritas di Grosseto e rende l’idea di quanto poco ci voglia per entrare nel tunnel: soprattutto per una famiglia che ha un Isee – l’indicatore che misura la ricchezza di un nucleo familiare – di 6.400 euro, valore medio di chi ha richiesto il prestito sociale.

Il futuro. Caritas aiuterà altre famiglie: «Non sull’immediato – precisa don Enzo – perché le risorse sono finite. Stiamo comunque già rifinanziando molte pratiche non nell’ottica del bando aperto ma di un meccanismo che si autoalimenta: tu restituisci il beneficio e questo consente di soccorrere altri. Insomma, oggi ci vuole fantasia per aiutare davvero, e questo è un ottimo strumento». Funziona: tante famiglie con il prestito sociale si sono rimesse in carreggiata.

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