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La rabbia dei grossetani: «Quali risparmi?»
Assessori e primi cittadini portano lo scontento dei propri territori, ma sul futuro di Sei non c’è intesa
SIENA. L’assemblea dell’Ato di ieri è stata l’occasione per i sindaci e gli assessori del Grossetano di esprimere rabbia e malumori per la gestione del servizio da parte di Sei Toscana.
«Sono l’assessore all’ambiente di Orbetello, ma forse vengo da Marte», dice Luca Minucci, primo sindaco del Grossetano a prendere la parola dopo che il sindaco di Siena ha parlato di «vantaggi in termini di più bassa tariffa offerti dalla gara». «Io questo risparmio non l’ho visto – aggiunge Minuicci –. Abbiamo l’obbligo morale verso i nostri cittadini di chiedere il commissariamento».
Minucci è il primo di cinque amministratori della provincia di Grosseto che in blocco si dicono d’accordo con la proposta di commissariamento del presidente dell’Ato Ghinelli. È d’accordo anche l’assessora all’ambiente di Grosseto, Simona Petrucci, che parla di «gravi conflitti di interessi» tra Sei e le aziende alle quali si appoggia. «Futura spa, che gestisce le Strillaie – dice – è composta anche da Sei: che convenienza ha Sei a portarci l’organico che le viene pagato 80 euro a tonnellata, quando per l’indifferenziata prende 130 euro a tonnellata?». D’accordo anche il collega del Giglio, Luca Mibelli. «Diamo ad Anac il mandato di tutelarci», dice.
E d’accordo anche amministratori di centrosinistra, come l’assessore all'ambiente di Manciano, Antonio Camillo: «Quando Coseca ha ceduto le sue quote a Cooplat la parte pubblica è uscita da Sei, quindi non è più rappresentata all’interno dell’azienda. La politica ha sbagliato e fallito, per questo ha ragione Ghinelli: ci vuole il commissariamento».
E la sindaca di Sorano Carla Benocci: «Ma quali risparmi? Noi siamo passati dal pagare 440.000 euro a 723.000 euro e il decoro urbano si è molto abbassato». E così altri sindaci dell’Ato, tra cui quelli di Suvereto e Casole d'Elsa.
Il fronte del sì al commissariamento viene però spaccato dall’assessora all’Ambiente follonichese, Mirjam Giorgieri. Che, preoccupata dalle notizie di acquisizione di quote dell’inceneritore da parte di Sei, vede in questa operazione il frutto del «mancato controllo da parte del pubblico delle iniziative di Sei Toscana. Il commissariamento significa uscire completamente dalle scelte di Sei». Sulla stessa linea Scarlino. «Ora più che mai – dice l’assessore Luca Niccolini – è importante una maggiore incisività della politica nel consiglio di Sei».
Anche Scansano la pensa così. «Se l’Ibm mi vende un computer che non funziona bene non chiedo il commissariamento: chiedo un prodotto che funzioni», dice l’assessore Pasquale Quitadamo.
«E poi che se ne fa il prefetto della nostra lettera», chiede il collega di Roccastrada Emiliano Rabazzi. «Queste uscite ci servono per uscire sul giornale? Per giustificarci coi cittadini? È meglio fare squadra e decidere a prescindere dagli schieramenti politici».
C’è chi come il Comune di Monteroni d’Arbia, chiede un parere legale sull’eventuale atto, chi come Bibbiena invita alla prudenza, essendo le indagini in una fase iniziale. Alla fine però non ce ne sarà bisogno: la decisione è rimandata alla prossima assemblea. (f.f.)
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