Il presidio
Sei e l’inceneritore «Operazione indiretta»
La trattativa riguarda una società con quote di Scarlino Energia
GROSSETO. L’acquisizione, di là da essere perfezionata, non riguarda direttamente le quote della società proprietaria dell’inceneritore, ma «di una società che ha nel proprio portafoglio anche alcune quote di Scarlino Energia».
A distanza di alcuni giorni dall’uscita sulla stampa di alcune indiscrezioni circa l’acquisto, deciso dal dimissionando cda di Sei Toscana (i consiglieri lasceranno il 13 dicembre), di quote della Scarlino Energia – società che possiede l’inceneritore di Scarlino–, il gestore unico del servizio rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo risponde ai sindaci dei comuni di Scarlino e Follonica, Marcello Stella e Andrea Benini, al consigliere di maggioranza di Grosseto Bruno Ceccherini e al Forum Ambientalista che, alla notizia, sono saliti sulle barricate.
La Scarlino Energia, come noto, ha l’impianto fermo da quasi due anni, 60 milioni di euro di debito coi fornitori ed è in concordato. Come se non bastasse, è chiamata a pagare una parte della bonifica della falda acquifera della piana di Scarlino, inquinata da precedenti attività industriali.
Che il gestore unico del servizio rifiuti voglia acquisire parte di una società in una situazione così difficile preoccupa amministratori e ambientalisti. Il timore è che l’enorme debito venga appianato caricandolo nella bolletta dei rifiuti. Insomma, che Sei possa farlo pagare ai cittadini.
Sei Toscana, oggi, parla di un «equivoco». «Alcune operazioni industriali attualmente in corso – dice il gestore unico – non riguardano direttamente la società Scarlino Energia e il termovalorizzatore di Scarlino, per i quali non c’è alcuna determinazione presa da Sei Toscana e non comunicata ai cittadini e alle istituzioni». Insomma, nessuna acquisizione diretta. «L’equivoco – prosegue Sei Toscana – nasce da una complessa trattativa da parte della nostra azienda, lontana dall’essere conclusa, per l’acquisizione di quote di una società che ha nel proprio portafoglio anche alcune quote di Scarlino Energia».
Sei Toscana non fa nomi, non dice quale sia questa società. Fonti vicine al cda, tuttavia, indicano che si tratta de La Castelnuovese società cooperativa, già parte della compagine societaria di Sei Toscana (per lo 0,10 per cento), che con la società partecipata Scarlino Energia ha sviluppato e realizzato il progetto di riconversione in inceneritore della centrale termoelettrica ex Eni (investimento di oltre 26 milioni di euro, come si legge sul sito della società cooperativa).
Oltre che a Scarlino, sempre nel settore rifiuti, La Castelnuovese ha operato anche nel comune di Grosseto, dove ha realizzato per la società Futura spa l’impianto di selezione e compostaggio delle Strillaie (valore dei lavori circa 30 milioni di euro).
Quanto all’acquisizione di quote «si tratta di un fatto del tutto incidentale e non strategico – prosegue Sei Toscana – e non ha alcun fondamento la notizia che Sei Toscana abbia in corso trattative per investire sul termovalorizzatore di Scarlino. È noto invece l’interesse di altri grandi gruppi industriali per quell’impianto». Né confermato, ma neanche smentito l’importo dell’acquisizione che pare si aggiri sui 6-7 milioni di euro.
«A dir poco fantasiosa» è, per Sei, l’affermazione che «tale operazione serva, o sia propedeutica a ribaltare sulla tariffa le perdite accumulate da detta società. Basterebbe sapere che è l’Ato Toscana sud a fissare le tariffe per il trattamento dei rifiuti urbani e non Sei Toscana, e che detto impianto preveda l’utilizzo di soli rifiuti non soggetti a tariffe amministrate. Non è certo questo il momento migliore per tornare a ragionare sul futuro di Scarlino Energia ed è altrettanto evidente che Sei Toscana non si muoverà mai in contrasto con i Comuni dove risiedono gli impianti, nella consapevolezza che la gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti non è un’attività industriale come tante altre, ma ha un preciso impatto sui territori e quindi con loro deve essere concordata e attuata».
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