Il presidio
Cattivi odori, record di segnalazioni
In tre anni sono più che raddoppiate le proteste dei cittadini che si rivolgono ad Arpat. Nel mirino biodigestori e industrie
GROSSETO. Puzzi, miasmi, cattivi odori: il dizionario è generoso di definizioni ma il risultato, per chi vi si trova immerso, è uno solo: un insopportabile fetore che, oltre al fastidio olfattivo, genera il timore di danni alla salute.
Ne sanno qualcosa gli abitanti della provincia di Grosseto che da gennaio del 2013 a giugno 2016 hanno inviato all’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale) ben 307 segnalazioni, con un trend in crescita di anno in anno: 55 segnalazioni nel 2013, 82 nel 2014, 97 nel 2015 e 73 solo nei primi mesi del 2016.
I dati sono divulgati da Arpat in un dettagliato report che riporta non solo le lamentele, ma anche le azioni fatte e, in alcuni casi, le soluzioni trovate.
Le segnalazioni sono arrivate sia da singoli cittadini che da comitati di 25 comuni sui 28 che formano la provincia: in sette comuni si è avuta una sola segnalazione, ma in altri otto casi, compreso il comune di Grosseto, le segnalazioni sono state oltre dieci.
Grosseto e Monterotondo Marittimo si aggiudicano il primo posto in classifica per numero di segnalazioni. In questi ultimi anni nel capoluogo si è passati dai quattro esposti del 2013 ai 35 dei primi otto mesi del 2016 per totali 101 esposti per maleodoranze, su 144 complessivamente presentati.
Che il naso dei grossetani sia particolarmente delicato? Niente affatto. L’aumento delle segnalazioni è proporzionale alla moltiplicazione, intorno al capoluogo, di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da biogas, dagli allevamenti di animali e dall’impianto di trattamento dei rifiuti della società Futura Spa alle Strillaie, tra Grosseto e Marina di Grosseto. Queste, almeno, le fonti segnalate dai cittadini a San Martino, Casalone, Cernaia, Istia e Marina.
In seguito alle segnalazioni Arpat ha effettuato una trentina di sopralluoghi negli impianti a biogas che hanno evidenziato alcune «non conformità sanzionabili dalla norma ambientale – spiega l’Agenzia –, hanno registrato alcuni casi particolari come guasti e manutenzioni, hanno permesso di rilevare le varie potenziali sorgenti di odori peculiari del ciclo produttivo, quali per esempio le fasi di stoccaggio dei materiali in ingresso e lo spandimento del digestato prodotto da tali impianti soprattutto nei casi in cui tale operazione è avvenuta in terreni vicini all’area urbana».
Dai sopralluoghi si sono accertate anche come possibili cause dei cattivi odori in città le operazioni di spandimento di reflui animali da parte di alcune aziende agricole.
Le segnalazioni di problemi con l’aria sono in cima alla classifica. Seguono quelle per problemi legati all’acqua, al rumore, ai rifiuti e all’amianto, alle bonifiche. L’Arpat interviene direttamente (in media dopo 17 giorni, 13 in meno rispetto a quanto prevede la norma), a meno che non vengano fuori ipotesi di reato e a quel punto la palla passa alla magistratura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
