Il Tirreno

Grosseto

Anziani soli: è la nuova emergenza

di Gabriele Baldanzi
Anziani soli: è la nuova emergenza

I single sono un terzo del totale delle famiglie, ormai unico baluardo di protezione sociale. L’allarme di Fabrizio Boldrini

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È quasi sgradevole a dirsi, ma tant’é: quando invecchiano siamo per la nostra famiglia una grande risorsa – pensiamo a quanto aiutano i nonni – e per la società un costo. Nei giorni scorsi Riccardo Breda, presidente della Camera di Commercio di Grosseto e Livorno), ha tracciato un bilancio demografico, lanciando l’allarme perché la popolazione è sempre più anziana e improduttiva. Ora nel dibattito si inserisce Fabrizio Boldrini, direttore di Coeso-Società della salute, confermando numeri e preoccupazioni di Breda, ma declinando la questione in un’altra direzione: il welfare grossetano e il suo futuro.

Grosseto è storicamente uno dei territori toscani a maggiore presenza di anziani, quale sarà il futuro assetto del welfare e del sistema di protezione sociale?

«Bella domanda. Di certo non quello del passato. In provincia di Grosseto risiedono oggi 223.653 persone, di cui il 10 per cento straniere. E abbiamo oltre due anziani per ogni ragazzo di età compresa tra 0 e 14 anni. È un dato che deve far riflettere quando pensiamo al welfare e al sistema di protezione sociale degli anni a venire. I numeri sono impietosi da un lato e impressionanti dall’altro: in provincia di Grosseto ci sono 230 anziani (stiamo parlando di ultrasessantacinquenni) ogni 100 giovani under 14, contro i 195 in Toscana e i 161 in Italia. Non solo. Da noi il 29% di questa popolazione anziana è sola. Non ha reti familiari in grado di sostenerla. La percentuale è leggermente più alta della media nazionale, che si attesta sul 27%, ma in linea con la tendenza italiana».

Parliamo di reti familiari. anche qui il sistema è sull’orlo del collasso?

«La famiglia, come rete primaria di assistenza, è il baluardo su cui si fonda il sistema di protezione sociale. Nel corso degli ultimi due decenni i nuclei familiari sono stati oggetto di profonde trasformazioni. C’è stata una semplificazione strutturale (nuclearizzazione), che vede l’aumento dei nuclei familiari e la contemporanea diminuzione dei componenti. A Grosseto si è passati da 2,7 a 2,2 componenti dal 1981 al 2011 e il territorio mostra, dal 2015, un numero medio di componenti tra i più bassi della Toscana, ben al disotto della media regionale e nazionale. E mutano anche le tipologie familiari: a Grosseto nel 1991 prevalevano le coppie con figli (41% contro l’attuale 28%), mentre oggi sono più numerose le famiglie unipersonali (che sono passate dal 21 al 36%, un terzo del totale); crescono anche i nuclei monogenitoriali (quasi una famiglia su dieci), per la maggior parte composte da madri con figli».

Queste trasformazioni comportano un assottigliamento (numerico) e un indebolimento (qualitativo) delle capacità di protezione delle reti familiari...

«Sì. E dunque diminuisce la possibilità/capacità di farsi carico dei soggetti con bisogno di assistenza e di autogestione delle risposte ai propri bisogni».

Lei parla spesso di care giver familiare: ci spiega cosa significa?

«È un termine anglosassone entrato ormai stabilmente nell’uso comune; indica colui che si prende cura e si riferisce naturalmente a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile».

Qual è la situazione dei care giver in provincia di Grosseto?

«Le dinamiche demografiche in atto (invecchiamento e scarso rinnovo della popolazione) e i cambiamenti intervenuti all’interno delle famiglie (semplificazione strutturale e mutamenti tipologici), unite alla scarsità di risorse a disposizione del settore pubblico, creano uno scenario in cui aumenta, e aumenterà nel prossimo futuro, il carico di cura per le famiglie e per i care giver. Nel territorio grossetano e in Toscana (dove si vive più a lungo) la situazione è più problematica della media nazionale. In futuro aumenteranno ancora i grandi anziani e le famiglie in disagio di assistenza, ovvero quelle famiglie composte da soli anziani che potranno incontrare difficoltà nel fornire assistenza in caso di bisogno agli altri componenti ultraottantenni».

Come se ne esce?

«Sono processi di lungo periodo. Grosseto sconta un ritardo storico su tre componenti che hanno un impatto significativo sulle possibilità di tenuta del sistema di protezione sociale: la situazione reddituale e la dimensione della povertà, il livello di istruzione, il fattore geografico (conformazione territoriale) e la dotazione infrastrutturale. Dal punto di vista del reddito (prendiamo il valore medio Irpef) e delle misure indirette di povertà (sfratti e domande di contributo per affitto, che investono anche il disagio abitativo), Grosseto si trova ancora in una posizione critica rispetto alla media toscana. Abbiamo colmato, invece, il gap sul livello di istruzione, mentre permane uno svantaggio forte legato ai fattori geografici e infrastrutturali. La naturale conformazione del territorio grossetano (un quinto dei residenti abita nei comuni montani, il doppio della media regionale) e la conseguente rarefazione dei tessuti urbano e abitativo sono senza dubbio un ostacolo per le creazione di relazioni sociali e la possibilità di accesso ai servizi che costituiscono il welfare di una comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera