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Veleni nel volley, l’imputazione cambia
GROSSETO. Sarà modificato dal pubblico ministero il capo di imputazione nei confronti di Riccardo Tinacci, il dirigente sportivo accusato di diffamazione e di minacce a causa di messaggi e mail in...
GROSSETO. Sarà modificato dal pubblico ministero il capo di imputazione nei confronti di Riccardo Tinacci, il dirigente sportivo accusato di diffamazione e di minacce a causa di messaggi e mail in cui avrebbe offeso la reputazione di Auro Corazzesi, tecnico di volley, “veleni” risalenti al 2013.
Se la modifica sarà accettata, e se dunque sarà riconosciuto che si è trattato di minacce anonime (reato più grave), il fascicolo passerà dal giudice di pace a quello del Tribunale ordinario. Il giudice di pace Vincenzo Romagnoli Colantuoni ha concesso alla viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini un breve termine per la modifica: la nuova udienza si terrà a febbraio.
Non è stata un’udienza soft. Corazzesi ha confermato la volontà di mantenere le querele e ha riepilogato i motivi che l’avevano indotto a rivolgersi alla magistratura. Il difensore di Tinacci, anch’esso presente, l’avvocato Silvia Falconi, ha chiesto all’allenatore di precisare i termini dei rapporti («rapporti zero, buongiorno e buonasera») e se tra Grosseto Volley e Vas, quest’ultima la società di Tinacci, c’erano ruggini: «Non c’erano buoni rapporti, ma non so perché». Quando l’avvocato ha fatto altre domande («comunque non ho mai chiamato Tinacci uomo di m...») richiamandosi alla necessità di dover stabilire l’attendibilità della persona offesa, il suo difensore Riccardo Lottini si è opposto fermamente, ritenendo quelle domande fuori dall’ambito del controesame. Alcune però sono state ammesse dal giudice. (p.s.)
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