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Investimento mortale Rinviati a giudizio in due
Il piccolo Lorenzo, tre anni, era deceduto dopo essere stato travolto da un’auto Non ci sono riti alternativi: sarà il dibattimento a dover stabilire le responsabilità
GROSSETO. Questo processo non si dovrebbe fare, ha esordito in udienza il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. E sì, è difficile dargli torto. Perché rinnovare lo strazio per la morte di Lorenzo, tre anni, investito da un’auto il 18 aprile 2015, non farà altro che riaprire ferite che faticheranno sempre a chiudersi. Per la famiglia del piccolo, per la giovane era alla guida dell'auto. Ma conciliare le parti, adesso, non è possibile; non ci sono richieste di riti alternativi e ci sono aspetti che le difese ritengono doveroso approfondire in questa storia in cui l’inflessibilità dell’azione penale, pur se mitigata dalla sensibilità dimostrata dall’accusa e accompagnata dal desiderio di chiudere al più presto la pagina, si scontra con la pietà per una vita spezzata troppo presto.
Così dovrà essere un processo pubblico, la cui prima udienza si terrà a febbraio - un dibattimento con udienze, con testimoni e consulenti, con pubblico anche - a far luce sulle responsabilità dell’incidente; a stabilire se e quanto siano responsabili Giulia Trapassi, che guidava la Panda, e il padre di Lorenzo, Vincenzo Groccia. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari li ha rinviati a giudizio davanti al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi, entrambi imputati di omicidio colposo in cooperazione colposa. La prima per non aver moderato la velocità, per non essere stata adeguatamente sulla destra, per non aver cercato di prevenire comportamenti scorretti dei bambini. Il secondo per aver affidato colpevolmente Lorenzo alla figlia di dieci anni e alla amichetta di lei che tenevano il piccolo per mano, minorenni non in grado di aiutare il bambino ad attraversare. La prima deve rispondere a un codice ben preciso, quello della strada. Il secondo a un “codice sociale”, per così dire. Posizioni comunque difficili, senza dubbio delicate, come è già emerso in sede di incidente probatorio, prima tappa processuale della vicenda, quando venne ascoltata la ragazzina che teneva per mano Lorenzo. Quasi confliggenti, visto che le difese contestano anche la cooperazione colposa formulata nel capo di imputazione.
L’udienza in camera di consiglio è durata pochi minuti. Il dottor Groccia non c’era. L’avvocato Riccardo Lottini, per Trapassi, chiede di far luce sulla dinamica dell’incidente: c’è uno scontro di consulenze, perché quella dell’accusa parla di una velocità di 58 chilometri, mentre quella della difesa ipotizza una velocità inferiore al limite dei 50 orari sussistente in quel tratto. Da discutere se davvero la ragazza poteva vedere il piccolo, alto poco più di un metro, ultimo della breve fila, o se questi sia stato di fatto nascosto dalla sagoma delle altre due bambine, più grandi, più alte. Da parte sua, l’avvocato Valentina Guerriero, per Groccia, spiega di non aver voluto chiedere riti alternativi perché il suo assistito è convinto di non avere responsabilità ed è intenzionato a far emergere la verità, sia pure in un dibattimento che sarà doloroso. E allora non c’è altra soluzione: il processo va fatto.
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