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sì/IL PARTIGIANO

Non si guardino interessi propri ma del Paese

GROSSETO. «Io voterò sì perché mi è sempre stato insegnato che in politica non si deve guardare agli interessi di parte, ma agli interessi generali del Paese». Nello Bracalari, staffetta partigiana,...

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GROSSETO. «Io voterò sì perché mi è sempre stato insegnato che in politica non si deve guardare agli interessi di parte, ma agli interessi generali del Paese». Nello Bracalari, staffetta partigiana, interviene con una lunga riflessione sul referendum di domenica 4 dicembre e un invito a votare sì alla proposta di riforma costituzionale.

Bracalari inizia con una riflessione che è anche una risposta a Massimo D’Alema. «Non è sempre vero – dice il partigiano – che nei processi storici abbiano sempre svolto un ruolo propulsivo le avanguardie giovanili. In realtà si è verificato anche il contrario e cioè che le posizioni un po’ più riflettute della parte più adulta della popolazione siano state utili e per dare uno sbocco positivo allo sviluppo del processo storico». D’Alema ha affermato che le ragioni del sì trovano più largo credito tra gli elettori più anziani per le loro difficoltà a comprendere il significato della riforma. Bracalari scansa il sarcasmo dell’ex presidente del consiglio e parte proprio dagli anziani partigiani e dal loro ruolo nella politica recente e passata, risalendo alla stesura della Costituzione.

«Sul referendum – dice – noi che abbiamo partecipato alla stagione della elaborazione della Costituzione e che la sentiamo come una cosa nostra, ci sentiamo autorizzati a formulare un nostro consiglio. Durante i lavori dell’Assemblea costituente il dibattito non fu solo appannaggio dei giuristi o dei deputati, ma tracimò dalle aule parlamentari e fu largamente discusso da una larga parte di popolo... Vi fu una larga partecipazione alla realizzazione di quel compromesso tra forze popolari e la parte della borghesia non compromessa col fascismo che ci portò a una Costituzione che Togliatti definì molto avanzata».

Per Bracalari sono emblematici l’articolo 3, che tutela esplicitamente i diritti sociali, e il titolo 3º, che disciplina i rapporti economici. «Ora – dice – bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che nella nuova Costituzione questa parte, quella che non piace ai cosiddetti poteri forti, rimarrebbe intatta. La parte oggetto del progetto di riforma riguarda unicamente la parte ordinamentale ed è questa che deve essere giudicata».

Il progetto di revisione, dice Bracalari, «accresce la partecipazione popolare liberando il Senato di fare solo il doppione della Camera (quindi inutile) per farne un luogo di rappresentanza degli interessi degli enti territoriali, non toglie alcun diritto democratico ai cittadini, ma anzi li amplia nei provvedimenti di riforma di referendum e leggi di iniziativa popolare, lasciando invariati i poteri dei vari corpi dello Stato. Badiamo alla sostanza, coscienti che la perfezione non esiste; non possiamo non accorgersi che la propaganda per il no è costretta ad affidarsi solo a espedienti. Togliamo di mezzo le storielle che sia una riforma voluta e dettata dai poteri forti fatta da qualcuno prono ai loro voleri. Valutiamo la riforma non collegando ad essa altri obiettivi politici: per sostituire il segretario di un partito vi sono gli appositi congressi; per un presidente del consiglio le elezioni. Per questo noi, delle generazioni che nelle capanne alla macchia ci siamo entusiasmati nell’apprendere i primi elementi di democrazia e abbiamo vissuto l’esperienza della fase costituente, ci sentiamo in dovere di invitare tutti e in particolare i giovani a studiare attentamente il problema per non gettare al vento un’occasione che non dobbiamo perdere». Bracalari chiude con un’osservazione: «Oggi i giovani dai 18 a 25 anni sono considerati cittadini elettori solo a metà perché possono votare solo per la Camera. Se vince il sì diverrebbero cittadini elettori al 100% poiché tramite le leggi elettorali regionali possono votare anche per il Senato».

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