Il Tirreno

Grosseto

Bonifica del Casone «Obblighiamo le aziende»

di Alfredo Faetti
Bonifica del Casone «Obblighiamo le aziende»

La Regione ordina alle imprese del territorio di sistemare la falda acquifera L’unica società che ha rifiutato la ripartizione delle spese è la Nuova Solmine

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SCARLINO. Il consiglio comunale attacca le aziende, l’assessore chiama in causa la Regione e da Firenze arriva immediata la risposta. «La Regione Toscana è determinata ad agire nell’interesse della comunità e per questo compirà tutti gli atti necessari, previsti dalle norme, per conseguire la bonifica di un’importante area del territorio della piana di Scarlino» dice l’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni. Atti necessari, qui, è da leggere come ordinanza a procedere.

Un’ipotesi già avanzata dal Forum Ambientalista dopo che il tavolo per la ripartizione dei costi per la bonifica della falda contaminata dall’arsenico si è concluso con un nulla di fatto, mettendo in stallo l’avvio degli interventi, e rilanciata ieri mattina in consiglio comunale dall'assessore all’Ambiente, questa volta scarlinese, Luca Niccolini. «C’è un ente preposto che può obbligare le aziende a rispettare gli impegni presi con il piano unitario di bonifica, ossia la Regione» ha detto nel corso dell’assise, durante il quale l’amministrazione ha spiegato a chiare lettere che c’è un’azienda in particolare ad aver rifiutato la ripartizione delle spese: la Nuova Solmine. «Al momento soltanto la Tioxide ha fatto sapere che accetta la ripartizione dei costi proposta» ha detto il sindaco Marcello Stella. La Scarlino Energia, infatti, è alle prese con gravi difficoltà economiche mentre la Solmine «ha chiesto una diversificazione», per usare le parole del sindaco, che ha comunque tenuto a ribadire di essere «disponibile a riaprire il tavolo», rivolgendosi alle aziende. «Ma pretendiamo una ripartizione equa» ha detto. Il nodo da sciogliere sta infatti nella suddivisione dei costi del piano di bonifica, finita sul tavolo tra Comune e aziende con due differenti letture: quella secondo cui la ripartizione deve basarsi sulla superficie di ciascun soggetto e quella per cui debba tener conto della contaminazione provocata negli anni. Chiaro che l’amministrazione spinga nella seconda direzione, perché se è vero che è parte in causa per quei 39 ettari acquisiti da Syndial, è altrettanto vero che certo non porta nuovo inquinamento nella falda. Da qui, la richiesta che siano le aziende a farsi carico di ciò che gli spetta per la bonifica. «Il Comune si trova in una situazione anomala e non può emettere un’ordinanza, ma la Regione sì» ha spiegato Niccolini durante il consiglio, rispondendo anche alla provocazione del capogruppo d’opposizione Monica Faenzi, che ha proposto di invitare i responsabili delle industrie in un consiglio comunale aperto perché «ce lo dicano in faccia che non vogliono pagare le bonifiche», ricordando anche le battagli che il suo gruppo ha intrapreso contro la Solmine, dai 600mila euro fatti riscuotere al Comune al piano di evacuazione. E mentre Scarlino discuteva in consiglio, Firenze ha battuto un colpo.

«La Regione sta provvedendo a inviare una nota a tutti i soggetti interessati perché ciascuno proceda con la bonifica per quanto attiene la sua parte - spiega Fratoni - La riacquisizione della competenza ambientale dalla Provincia ci consente di esercitare un ruolo fondamentale di stimolo. I privati, che insieme al Comune hanno approvato il progetto unitario di bonifica, si facciano adesso parte diligente, senza rinviare nel tempo un intervento assolutamente necessario e ineludibile».

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