Il presidio
La sorella contro Claudio «Voglio sapere la verità»
Maria Cristina Orlando parte civile nel processo per l’omicidio dello zio Antonio Il gup ha deciso il rinvio a giudizio: prima udienza in Corte di assise il 25 gennaio
GROSSETO. Sorella contro fratello. Maria Cristina Orlando parte civile contro Claudio Orlando imputato di omicidio. Che storia è, avvocato Savino Guglielmi? Ci sono vecchie ruggini, conti da regolare? «No, assolutamente - risponde il legale romano che tutela i familiari costituitisi nel processo - La sorella vuole vedere il processo, seguirlo in prima persona, per capire se davvero è stato lui a uccidere lo zio, perché la verità emerga dal dibattimento. Non è assolutamente una questione economica: Claudio non ha nulla, gode del gratuito patrocinio. È una questione di verità».
Dal 25 gennaio Maria Cristina potrà seguire il dibattimento anche in Corte di assise: è in questa sede che si terrà il dibattimento sull’omicidio di Antonio Tucci, 71 anni, trovato senza vita nell’appartamento di piazza Rosa Guarnieri Carducci, a Castel del Piano, il 5 dicembre 2015. Brutalmente aggredito, secondo la Procura, per portargli via la pensione, due orologi, due cellulari. Il processo è stato deciso dal giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci, davanti al quale le parti si sono confrontate per un paio di ore: prima per l’ammissione della parte civile, contestata dal difensore Maria Pia Di Maio, di Torre Annunziata, perché la donna - nipote di Tucci perché figlia della sorella - non sarebbe stata legittimata non essendo parente prossima. Ma Tucci non aveva figli, i discendenti più immediati sono i nipoti. Risolta questa eccezione, è stata la volta della Procura: erano presenti non solo la sostituta procuratrice Laura D’Amelio che ha iniziato il procedimento e lo ha portato avanti fino a questo punto ma anche il collega Alessandro Leopizzi che sosterrà l’accusa nel corso del processo in Assise, dal momento che D’Amelio si appresta a prendere servizio al Tribunale civile di Firenze dove è stata trasferita su sua richiesta.
Quasi un’ora ha poi impiegato l’avvocato Guglielmi per spiegare i motivi di costituzione di parte civile: il legale ha ripercorso gli elementi di indagine così come ricostruiti dai carabinieri del comando di Grosseto e dal Ris di Roma, insistendo anche sulla personalità dell’imputato, facendo un passaggio anche sulla mancanza di collaborazione di Orlando alle indagini, a proposito della (legittima peraltro) volontà di non rispondere subito all’interrogatorio. Poi è stata la volta dell’avvocato Di Maio, presente in aula con il collega Ivan Giannino: ha messo uno dietro all’altro gli elementi di dubbio, quelli da approfondire, quelli che devono essere ritenuti tali da escludere una responsabilità di Orlando. Il quale, è bene ricordarlo, ha sempre dichiarato di non sapere nulla dell’omicidio, di non aver ucciso lo zio del quale era ospite da qualche tempo. Si era allontanato dall’Amiata, sì, ma senza sapere cosa era successo in quella casa. Orlando non era presente all’udienza: è rimasto in carcere a Terni, dove da qualche tempo ha iniziato a lavorare. Non ha chiesto riti alternativi, tali da comportare uno “sconto” sull’eventuale condanna. Sa di andare incontro anche all’ergastolo, qualora la Corte di assise lo dovesse riconoscere colpevole: il massimo della pena è stato inflitto dai giudici togati e popolari pochi mesi fa per un altro omicidio, quello di Francesca Benetti, per il quale non c’era nemmeno il cadavere. «Io Francesca non l’ho uccisa», aveva detto Antonino Bilella per il quale a gennaio si aprirà il processo di appello. In questo caso invece il cadavere c’è.
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