Il Tirreno

Grosseto

Il Pd chiama la sinistra «Sulla cultura tutti uniti»

Il Pd chiama la sinistra «Sulla cultura tutti uniti»

Il segretario provinciale Marco Simiani commenta le scelte del nuovo sindaco per la Fondazione: «Aria di restaurazione, su questo non possiamo sentirci divisi»

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GROSSETO. Una fetta di sinistra, in Maremma come nel resto d’Italia, si è schierata per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre. E il segretario provinciale del Pd, Marco Simiani (ovviamente sostenitore del sì) osserva che – in particolare in Maremma – quella parte della sinistra motiva la sua scelta come un atto rivolto direttamente contro il premier Renzi. Tutto legittimo, osserva Simiani, che invita però a guardare oltre la polemica del momento e a ritrovare sintonie laddove possono esserci. Per esempio in tema di cultura, argomento sul quale Simiani usa proprio quel che sta accadendo a Grosseto – città governata dal centrodestra – per lanciare un appello all’unità d’intenti.

«È indubbio che, dati alla mano – dice Simiani – su alcuni settori cari anche alla sinistra il Governo abbia fatto qualcosa e intenda mettere in moto, con la legge di Bilancio 2017, alcune manovre significative». Per esempio la cultura, sottoline ail segretario del Pd, citando Pompei, i musei e il mondo del cinema, «settore quest’ultimo spesso soggetto a gravi lacune governative e recentemente toccato da una misura ad hoc che dona decisamente più ossigeno al sistema».

Proprio in merito alla cultura – osserva Simiani – a Grosseto «stanno avvenendo dei sostanziali cambiamenti. Si dovrebbe fare attenzione anche qui ai contenuti, e invito gli amici di sinistra a riflettere, piuttosto che contestare sistematicamente il Pd».

II riferimento è in particolare a «un volere di “restaurazione” di una certa idea di Grosseto da parte della nuova presidenza della Fondazione Grosseto Cultura, con un ritorno al passato che si estende all’intero spazio cittadino, facendone del centro città il forte, citando la “città ideale”. Spalleggiata da idee di destra alla quale la sinistra grossetana non può sottrarsi dal tenersi affrancata».

Simiani accusa «la sinistra più estrema, soprattutto quella dalla penna facile», di aver demonizzato «anche sui media il Pd e le sue politiche, senza mai cercare un dialogo. È successo per la campagna elettorale per le amministrative, sta succedendo per la campagna referendaria». Atteggiamento, secondo il segretario, che aiuta la nascita di «derive populiste, dove, inconsapevolmente, ci si ritrova uniti contro chi governa».

Secondo Simiani «la prova è Grosseto, dove la nuova proposta culturale rischia di far chiudere la città in se stessa».

Invece – dice Simiani ribattendo ad alcuni passaggi critici sul passato enunciati dal neopresidente della Fondazione, Francesco Mori – «credo che la sinistra tutta (di Grosseto) possa rendersi orgogliosa del progetto di cultura avanzato precedentemente dalla Fondazione. Orgogliosa anche dell’esempio della Città Visibile o della street art in via Saffi davanti al Bastione del Cassero, che non rappresenta la svalutazione di un fossato dell’epoca, ma mette a confronto passato e presente, alla base di un ponte, simbolo ci connessione e scambio. Se vogliamo proprio guardare al passato non solo come recupero, ma soprattutto come virtù, dovremmo tutti unirci all'appello di Vanessa Roghi che ha recentemente invitato il sindaco di Grosseto a una proiezione pubblica di un documentario sulla strage di S. Anna di Stazzema. E spero che il sindaco accolga la richiesta, perché in città non ci deve essere nessun dubbio, su quali valori la nostra comunità si riconosce».

Dunque l’appello: «Questo è il recupero culturale e valoriale al quale dobbiamo unirci, senza indicare nessuno e senza sollevare alcuna polemica. Un recupero nel quale non dobbiamo sentirci divisi. Per il quale dobbiamo lottare nel merito uniti e compatti. Un esempio di cultura che va al di là di mostre ed eventi e parla di futuro e città. Una cultura sulla quale si fonda anche parte della nostra Costituzione, quella che non è oggetto di riforma ma pilastro del nostro Stato, e che tutti siamo chiamati a osservare in quanto italiani».

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