Il Tirreno

Grosseto

«Si era dipinta il volto per non farsi riconoscere»

di Pierluigi Sposato
«Si era dipinta il volto per non farsi riconoscere»

Truccata a mo’ di artista di strada, chiedeva l’elemosina. Denunciata da passanti è stata assolta: «Era così per l’attività di intrattenimento non per commettere reati»

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GROSSETO. Pamela si guadagna da vivere così: facendo l'artista di strada. Si esibisce nelle piazze chiedendo qualche spicciolo per le sue esibizioni. Si maschera, anche, perché la performance sia più credibile e riuscita. Proprio una di queste “trasformazioni” le è costata una denuncia e un processo: «utilizzava mezzi idonei a ostacolare il riconoscimento della sua persona, pitturandosi il viso con vernice bianca e indossando un lenzuolo». Ma il tutto è finito con un’assoluzione, perché il fatto non sussiste.

La storia giudiziaria di Pamela Stanescu, 24 anni, origini romene e residenza a Grosseto, era iniziata il 24 luglio 2014, a Orbetello. I carabinieri erano intervenuti nel centro storico perché qualcuno si era rivolto a loro, lamentando che l’artista importunava i passanti chiedendo l’elemosina. I militari l’avevano fermata, identificata, fotografata. Pamela aveva un lenzuolo bianco, indossato a mo’ di costume carnevalizio sopra gli abiti; sulla testa un copricapo, anch’esso bianco; e bianco era anche il colore con il quale si era dipinto il viso. Per cristallizzare la situazione, i carabinieri avevano anche scattato una foto, allegata al fascicolo dell’accusa e poi a quello del dibattimento. È anche sulla base di questa foto che il giudice Giovanni Muscogiuri si è fondato nel proprio ragionamento quando la donna è stata processata per la violazione della cosidetta “legge Reale”, introdotta nel 1975 per combattere il terrorismo. All’articolo 5, è indicato il divieto dell’uso «di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico».

Non è questo il caso, osserva il giudice nelle motivazioni adesso depositate: «L'imputata aveva soltanto dipinto la propria faccia con una tintura bianca uniforme senza in alcun modo occultare i tratti somatici del suo volto, peraltro piuttosto caratteristici e facilmente riconoscibili». Inoltre, Stanescu si era così combinata solo per esercitare l’attività di intrattenimento «e non certo nella esigenza di predisporre le condizioni che rendessero difficoltoso il suo riconoscimento nel caso avesse commesso reati». Anzi, la tintura aveva casomai l’effetto opposto, quello di attirare l'attenzione, e «scarsissima efficacia dissimulatoria dei lineamenti», tale addirittura da facilitare e accelerare l'inseguimento o la ricerca o l’identificazione.

Al termine del dibattimento la Procura aveva chiesto comunque una condanna a 8 mesi e 800 euro di ammenda. Il difensore Paola Conti aveva invocato l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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