Il Tirreno

Grosseto

Dal salvataggio Stefan alle vestaglie azzurre

di Francesca Gori
Dal salvataggio Stefan alle vestaglie azzurre

Una cordata di imprenditori cinesi per il futuro della Mabro: la trattativa è ancora in corso, si decide entro il 16 dicembre

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GROSSETO. È presto ancora per cantare vittoria ma le parole del commissario della Prodi bis Paolo Coscione due giorni fa hanno rassicurato i lavoratori della Mabro che da anni aspettano di sapere se potranno di nuovo varcare il cancello della grande fabbrica di abbigliamento alle porte della città e sedersi di nuovo alle macchine da cucire. Il piano industriale c’è ed è stato presentato da una società guidata da imprenditori con gli occhi a mandorla che si chiama Mondo Risparmio e ha sede a Pistoia. I due imprenditori che si sono fatti avanti si chiamano Yike Jiang e Kewei Jiang. Ma non sono soli a imbarcarsi in questa avventura. I loro nomi, infatti, erano già conosciuti al ministero dello Sviluppo economico: sono stati loro, con la loro società, a ottenere l’assegnazione della Stefan, società di distribuzione che aveva diversi punti vendita nelle province di Prato, Pistoia e Firenze finita in Prodi bis. Ma insieme ai due imprenditori cinesi attivi nel settore commerciale ce ne sono altri che hanno già alcuni stabilimenti produttivi in Italia e in Cina. «Mondo risparmio è stata l’unica società a presentare un piano industriale convincente - dice il commissario della Prodi bis Paolo Coscione - oltre alle garanzie economiche che servono a sostenerlo. Ma da qui all’assegnazione devono essere fatti altri passaggi che sono necessari. Se c’è qualcun altro interessato può ancora farsi avanti».

Non sarebbero quindi soli i due imprenditori a portare avanti il progetto Mabro e a investire milioni di euro per portare lo stabilimento al suo antico splendore. Il gruppo, guidato dai due cinesi che hanno impiantato la sede della loro società a Pistoia sarebbe costituito quindi da altri imprenditori che hanno una solida esperienza nel settore dell’alta moda, con punti vendita sia in Italia che all’estero che sarebbero quindi utilizzati come canali di distribuzione del prodotto made in Grosseto sui mercati mondiali. Ma sulla cordata che sarebbe pronta a rilevare la Mabro c’è ancora il massimo riserbo. «Ora ci sono alcuni passaggi obbligatori - aggiunge Coscione - Innanzitutto presenterò la relazione al ministero, poi verrà convocato il Comitato di sorveglianza dopodiché dovremo anche portare a termine l’accordo sindacale, che è essenziale in questo tipo di procedura per ottenere ovviamente il via libera dal ministero».

Due giorni fa, in tribunale, le parti si sono incontrate e gli imprenditori cinesi sono andati anche a visitare lo stabilimento di via Genova, di proprietà di Royal Tuscany, che potrebbe essere utilizzato come opificio. «Questo era un passaggio necessario - aggiunge il commissario - ma ora devono essere attivate tutte quelle procedure necessarie per l’assegnazione che, ripeto, non è ancora avvenuta. Il mio compito è quello di rispondere in tempi brevi alla richiesta del ministero, altrimenti la strada che si aprirebbe sarebbe quella del fallimento».

Un’ipotesi questa, che Coscione ha cercato di evitare fin dall’inizio del suo mandato.

Tutte le tessere del puzzle ora devono andare al loro posto e se l’offerta degli imprenditori cinesi sarà ritenuta congrua dal ministero, la Mabro potrà finalmente riprendere a produrre abiti. «Il nostro lavoro non si finisce con l’assegnazione - prosegue Coscione - dopo abbiamo l’obbligo di controllare l’andamento della società, a partire dal rispetto del numero di dipendenti che verranno assunti dalla nuova azienda». Il tempo, da oggi, correrà ancor più veloce: la prossima scadenza è quella del 16 dicembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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