Il Tirreno

Grosseto

Nella rete del pescatore finisce uno squalo di 4 metri

Andrea Capitani
Zaccaria Di Roberto e lo squalo pescato
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Zaccaria Di Roberto e lo squalo pescato

Imprevista cattura nelle acque tra Monte Argentario e l'isola del Giglio oltre a totani, gamberi, moscardini e scampi

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MONTE ARGENTARIO. È comunemente chiamato pesce vacca, in italiano è lo squalo capopiatto e può raggiungere i 5,4 metri. Quello pescato nell’ultima battuta dal peschereccio di Zaccaria Di Roberto è lungo 4 metri e pesa circa 5 quintali.

Il “pesciolino” di colore rossastro è stato catturato nelle acque del canale che separa l’Argentario dall’Isola del Giglio, a circa 100 metri di profondità, all’interno delle reti a strascico con cui ogni giorno queste paranze sono dedite pescare.

Con sua grande sorpresa, dunque, Zaccaria e il suo equipaggio assieme a gamberi, totani, moscardini e scampi ha tirato su il grande pesce vacca, non proprio un esemplare da frittura insomma.

Fortuna ha voluto che la preda non abbia rotto le reti da pesca, cosa che può succedere quando viene preso un esemplare di quelle dimensioni. Non si tratta comunque di una famiglia pericolosa: lo squalo capopiatto, parente anche dello squalo gatto (comunemente chiamato gattuccio), appartiene al genere Hexanchus ed è il più grande squalo della famiglia Hexanchidae.

Abita usualmente anche le acque del Mediterraneo, ma non si hanno notizie di attacchi verso l’uomo da parte di questi esemplari. È però commestibile e, dunque, vendibile al mercato del pesce, anche se difficile da piazzare alle aste del consorzio.

Anche se normalmente è molto lento nei movimenti, il pesce vacca è in grado di rapidi scatti per inseguire e catturare la sua preda.

Vive un po’ nelle acque di tutto il mondo e, nella sua dieta, può variare dai molluschi ai crostacei, dagli agnati alle lamprede. Si nutre anche di acciughe, salmoni del Pacifico e varie specie di merluzzo.

 

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