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Grosseto

«Circonvenzione di incapace» Assolta la cognata

SEGGIANO. Assolta dall’accusa di circonvenzione di incapace nei confronti di una sua familiare, condannata a una pena pecuniaria per due episodi di violenza privata, uno riuscito l’altro tentato,...

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SEGGIANO. Assolta dall’accusa di circonvenzione di incapace nei confronti di una sua familiare, condannata a una pena pecuniaria per due episodi di violenza privata, uno riuscito l’altro tentato, nei confronti della stessa persona.

Il giudice Marco Mezzaluna ha chiuso così il processo che vedeva imputata Rosella Bizzarri, 73 anni, abitante a Seggiano, finita sotto processo per fatti risalenti al 2010. Era accusata di comportamenti illeciti nei riguardi della cognata, sorella del marito nel frattempo deceduto (per Ademaro Volpini il giudice ha dichiarato il non doversi procedere).

L’ipotesi di circonvenzione di incapace era maturata al termine di una consulenza psichiatrica affidata al dottor Romano Fabbrizzi: questi aveva definito la donna incapace di intendere e di volere al momento in cui - revocando ogni disposizione precedente - aveva nominato i due coniugi eredi universali (gennaio 2010). Secondo invece il consulente nominato dalla difesa, la psicologa Lara Lucci, la donna era perfettamente in grado di comprendere quanto stava avvenendo e cosa stava facendo. Insomma, non vi sarebbe stata nessuna coercizione, tutte le disposizioni sarebbero state prese dalla donna nella piena consapevolezza e non vi sarebbero nemmeno le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravità e l'abuso delle prestazioni domestiche.

I fatti contestati dal sostituto procuratore Maria Navarro risalivano al 2009-2010 per quanto riguarda le disposizioni testamentarie, bancarie e assicurative (il beneficiario era diventato il fratello) e all’agosto 2010 per quanto concerne la presunta violenza privata, di cui doveva rispondere la sola Bizzarri. Questa avrebbe portato via dal porticato la cognata, impedendole di parlare con il nipote acquisito. E avrebbe cercato di costringere il nipote a non sporgere querela su questo episodio.

La viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva chiesto 3 anni. La signora Rosella, assistita dall'avvocato Roberto Ginanneschi, è stata assolta perché il fatto non sussiste dalla circonvenzione ed è stata condannata per i due casi di violenza privata a 40 giorni sostituiti con 10.000 euro, da pagare a rate. Il giudice ha rimesso gli atti al giudice civile per la quantificazione del danno causato al nipote parte civile.(p.s.)

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