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Via Inghilterra Basta bivacco Parte l’ispezione
Sopralluogo di Turbanti al complesso I residenti: «Ecco cosa succede dopo le 20»
GROSSETO. Non è rimasta inascoltata la voce dei residenti di via Inghilterra e dintorni. «Qui bivaccano e urinano ovunque» avevano gridato una settima fa, quando a decine si erano riuniti di fronte alla “loro” Coop chiusa per ristrutturazione dalla sera del 26 ottobre. L’ennesima “dismissione” – anche se a tempo, il supermercato riaprirà – da aggiungere alla serrata dell’ufficio anagrafe, al trasferimento delle Poste alla Cittadella, e – sopra a tutto – al (naturale) declassamento del primo piano del complesso commerciale in dormitorio e luogo di bivacco.
Sono le 11 di ieri. Al quartiere Pace, di fronte all’ospedale, arriva Fausto Turbanti, l’assessore a cui il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha affidato la sicurezza della città; con lui c’è anche Andrea Di Meglio, collaboratore di giunta. L’assessore vuole fare un sopralluogo. Ad accoglierlo ci sono alcuni cittadini. Tutte donne: Sabina Rombaldi, che in quel quartiere vive da 37 anni; Paola Rosadini, residente lì da ventidue; Francesca Armellini, dell’edicola-bar.
Saliamo al primo piano dell’edificio commerciale. Passiamo di fronte a ex studi medici: i professionisti «se ne sono andati, per disperazione» ci dicono. Arriviamo nel punto in cui una settimana fa si avvertiva un insopportabile odore di urina. Ora si respira. Ieri qualcuno ha pulito. E «la polizia municipale – dice Paola Rosadini – ha mandato via alcune persone che abitualmente dormono qui. Io ho fatto segnalazioni e telefonate per tre anni e non ero mai riuscita nell’intento». Il tempismo della Municipale fa pensare: «Che siano venuti – si chiedono i cittadini – perché sapevano che oggi sarebbe arrivato l’assessore Turbanti?».
Non c’è più il materassino e la valigia che avevamo notato (e fotografato) qualche giorno fa, ma la sporcizia e le tracce del bivacco in parte ci sono ancora. Basta proseguire la visita, e in un angolo spuntano cartoni usati a mo’ di giaciglio, ciarpame e immondizia. Siamo davanti al centro sociale “Pace”, il ritrovo degli anziani del quartiere. Esce Nunzia Di Pietro, l’anima del centro. Porta la sua testimonianza: «Noi non avremo niente contro al fatto che dormono qui – dice – Il problema è che anche chi vive in strada ha bisogni fisiologici. Qui fanno di tutto, soddisfano necessità corporali e anche passionali. Dopo le 20 “apparecchiano” il letto. È accaduto, poi, che trovassi anche siringhe con il sangue».
Di problemi ce ne sono tanti: questi appena illustrati sono i più pressanti. Ma poi c’è anche il soffitto del centro sociale impregnato di infiltrazioni d’acqua e di muffa. C’è la grande sala della circoscrizione che i residenti vorrebbero utilizzare per confrontarsi sui problemi del quartiere senza dover sborsare 150 euro a seduta per l’affitto. C’è il famoso cinema da centinaia di posti dove non si è mai proiettata una pellicola, di proprietà pubblica e oggi impiegato come deposito del Museo Archeologico di Grosseto, e che lascia stupefatto anche Turbanti: «Abbiamo uno spazio così grande – si chiede l’assessore – e non lo utilizziamo?». Promette di verificare.
Non rimane che rimboccarsi le maniche. «Io avrei in mente due-tre soluzioni – dice Turbanti – ma dato che qui c’è una parte pubblica e una privata, bisogna trovare soluzioni condivise». Ecco la tabella di marcia: Nunzia si occuperà di contattare l’amministratore del complesso, quindi fisserà un nuovo appuntamento con l’assessore Turbanti. Si terrà una grande riunione, aperta a tutti, a cui potrebbe partecipare anche il sindaco, per parlare del futuro di questa “quota” di città, che si ribella alla condanna di diventare periferia.
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