Il Tirreno

Grosseto

A Castell’Azzara il tempo si misura con le meridiane

di Fiora Bonelli
A Castell’Azzara il tempo si misura con le meridiane

Sono all’entrata e all’uscita del paese, al Colle e sulla torre E uno degli orologi senza lancette è prezioso: ecco quale

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CASTELL’AZZARA. C’è un piccolissimo centro amiatino, dove si suggerisce di scandire i ritmi della quotidianità con il sole, la luna e il ciclo delle stagioni. È un paese senza frenesia, dove si è deciso di mettere a disposizione dei cittadini gli strumenti che nei secoli si sono usati per misurare il tempo. Parliamo di Castell’Azzara e del suo Parco del Tempo.

Il progetto risale a prima del 2000, quando l’allora presidente dell’associazione Amici dell’Orso – poi, sindaco, Marzio Mambrini – ebbe l’idea di presentare al Comune un progetto da realizzare a Castel’Azzara: “Un paese senza tempo”; senza il tempo dell’orologio, ma con quello che veniva misurato con sofisticate strumentazioni, ignote ai più.

«A Castell’Azzara – dice Mambrini – abbiamo un esperto astronomo, Luigi Torlai, appassionato di meridiane e non solo. Con lui cominciammo a dare le gambe al progetto e furono costruite quattro meridiane: anzi, due meridiane e due sfere armillari (un modello della sfera celeste, ndr); furono tutte progettate da Torlai, e realizzate con l’aiuto di artigiani locali come Angelo Fortunati e Fabio Papalini. Una di esse, poi, è stata dipinta dal grande maestro Carlo Bertocci, artista di Castell’Azzara, noto pittore a livello internazionale. Volevamo anche che i cittadini seguissero l’esempio e usassero nelle proprie case una piccola meridiana: e qualcuno l’ha fatto».

Delle caratteristiche delle quattro meridiane sa tutto Fausto Rossi, originario di Castell’Azzara, costruttore lui stesso ed espertissimo di meridiane: «Castell’Azzara – dice Rossi – è l’unico paese della Toscana ad avere così tante meridiane. Nella nostra Regione non c’è un vero culto di questo strumento, cosa che invece c’è ad esempio a Belluno; in Toscana una città può avere una, ma non di più; anche ad Arcidosso ce n’è una, piccola e poco visibile, mentre per Castell’Azzara è stato diverso. Si è voluto caratterizzare il paese con questi marchingegni».

La mappa. Vi sono due sfere armillari all’ingresso e all’uscita del paese: «È un po’ come se – continua Rossi – si volesse segnare i confini di un luogo dove il tempo della quotidianità si ferma e comincia, invece, il tempo del sole e delle stagioni, dei segni zodiacali e dell’uomo che è in armonia con la natura». Poi ci sono due meridiane a muro: una al Colle, ed è una meridiana a parete, di tipo polare, in bianco e in nero; poi ce n’è una, sempre a parete, sulla torre comunale del castello di Castell’azzara; «E questa è davvero preziosa – precisa l’esperto – L’ha dipinta Bertocci che identifica il suo borgo con l’orso, simbolo del paese, e con la zucca, uno dei prodotti tipici di Castell’azzara a cui sono legate storie e leggende». La più suggestiva meridiana castellazzarese è dunque una meridiana d’autore: Bertocci è tra gli esponenti più lirici della Pittura Colta di Italo Mussa, e ha partecipato alle mostre internazionali che riuniscono questi pittori con quelli dell’Anacronismo e dell’Ipermanierismo. Ha esposto a Milano, Roma, Londra, New York, Washington, Helsinki, Istanbul, Ankara, Tel Aviv, Damasco, Il Cairo. Due le sue opere nel paese Natale: un’Annunciazione nella chiesa parrocchiale di Castell’Azzara e “Il ragazzo che guarda lontano”, scultura nella piazza principale del paese che Bertocci, nonostante sia migrato da quel pugno di case di confine, non ha dimenticato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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