Meteo
«Non si può escludere che succeda di nuovo»
Agli Industri esperti a confronto sull’alluvione di 50 anni fa
di GABRIELE BALDANZI
Le parole del presidente del consorzio di bonifica Fabio Bellacchi risuonano alte nella bomboniera degli Industri, quasi come la sirena e l’altoparlante di Omero Pucci, quella mattina del 4 novembre del 1966: «A distanza di mezzo secolo non possiamo garantire che ciò che accadde allora possa oggi o domani ripetersi».
Al teatro degli Industri si è aperto ieri (oggi la conclusione dei lavori) il convegno organizzato dalla Fondazione Rotariana di Grosseto Carlo Berliri Zoppi. Due giorni per parlare dell’Ombrone, di alluvioni e bonifiche nella Toscana meridionale in occasione del 50esimo anniversario del disastro del ’66. Breve spazio al cerimoniale e alla commemorazione, ma soprattutto contributi tecnici di alto profilo.
Ad aprire i lavori, con Rita Martini nel ruolo di conduttrice e moderatrice, l’ingegner Luigi Mansi, presidente del Rotary Club Grosseto e della Fondazione rotariana territoriale. Mansi ha evidenziato i caratteri salienti di questo ampio progetto di eventi commemorativi - che non si ferma soltanto al fiume Ombrone, ma più in generale riguarda le acque della Maremma: acque superficiali, acque profonde, acque termali. Soddisfatto il presidente Mansi della partecipazione: «Un risultato che premia i nostri sforzi e dimostra quanto sia importante un focus di questo tipo». Le iniziative rotariane per i 50 anni dell’alluvione sono frutto di una stretta collaborazione tra il Rotary, il Consorzio bonifica 6 e Banca Carige, pubblico e privato che hanno sposato nei mesi scorsi il progetto Ombrone 2016.
Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto, ha ricordato la figura di Renato Pollini, primo cittadino nel 1966. Poi ha raccontato la propria esperienza di alluvionato, nel 2012, nelle campagne di Albinia. «Mi trovai in poche ore a dover mettere in salvo 1.200 pecore. L’azienda subì danni ingenti. So cosa significa e posso immaginare quale sforzo, 50 anni fa, fecero i miei concittadini per ripartire».
Alessandro Vignani, Governatore del Distretto Rotary 2071, ha sottolineato invece “il ruolo sociale” del Rotary «che mai si tira indietro di fronte alle emergenze, alle richieste di aiuto». A fare da spartiacque tra la prima parte del convegno, celebrativa e discorsiva, e quella più tecnica, Rita Martini ha introdotto la consegna del riconoscimento Paul Harris Fellow a Felice Caldora, simbolo di tutti coloro che all’epoca si impegnarono nei soccorsi e nei salvataggi. Caldora, oggi ottantenne, era motorista di bordo, un membro dell’equipaggio dell'elicottero dell’Aeronautica Militare: «Partecipai ai soccorsi in quello che probabilmente è stato il periodo più brutto di questa città, dove sono stato accolto 60 anni fa, dove sono nati e vivono i miei figli e i miei nipoti». La consegna del premio è stata accompagnata da un caloroso applauso di tutto il teatro. Nella seconda parte del pomeriggio sul palcoscenico degli Industri sono saliti i tecnici. Il professor Franco Angotti dell’Università di Firenze ha parlato della collaborazione tra il Rotary e le istituzioni che si occu. pano di ambiente per l’attenuazione del rischio idrogeologico gravante sulla Toscana. A seguire l’ingegner Renzo Ricciardi, dirigente del Genio Civile (ha lavorato in passato per Consorzio di bonifica e Provincia), ha tracciato un quadro della situazione in cui versa oggi il fiume Ombrone, «molto più sicuro rispetto al 1966». Infine il professor Enio Paris dell’Università di Firenze, il presidente del Tribunale di Grosseto Giulio De Simone (che ha compiuto un’analisi critica dell’evoluzione normativa concernente la difesa del suolo) e uno sguardo alle bonifiche ai tempi del Granduca e della dittatura fascista con la professoressa Anna Guarducci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
