Il Tirreno

Grosseto

Anche la Cattedrale ricorda il disastro con un’esposizione

Anche la Cattedrale ricorda il disastro con un’esposizione

Tante testimonianze per rievocare la gara di solidarietà Domani messa del vescovo in Duomo per chi non c’è più

2 MINUTI DI LETTURA





Anche la Chiesa di Grosseto celebra l’anniversario tragico dei 50 anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 piegò Grosseto. Lo ha fatto dedicando ampi servizi, sugli ultimi due numeri del settimanale diocesano “Rinnovamento”, ai ricordi e alle testimonianze su quei giorni e allestendo una piccola mostra sulla navata destra della Cattedrale. Vi vengono riproposti ritagli del settimanale diocesano dell’epoca, Vita Nova, che per diversi mesi raccontò l’impegno della Diocesi per far fronte agli innumerevoli bisogni delle persone. La piccola mostra è arricchita da alcune foto.

Domani alle 18 inoltre il vescovo Rodolfo presiederà la messa in Cattedrale per pregare per chi oggi non c’è più, ma che in quei difficili momenti dette un contributo determinante per aiutare la gente a risollevarsi. «Quel 4 novembre ’66 - racconta don Franco Cencioni, all’epoca parroco della Cattedrale - vedendo la furia delle acque che avevano invaso piazza Dante, piazza Duomo e il centro, mi precipitai insieme all'amministratore apostolico, il vescovo Primo Gasbarri, e don Amleto Pompili, canonico del Duomo e responsabile dell’Opera diocesana assistenza, in Prefettura, da dove il vescovo poté mettersi in contatto con la Santa Sede. Da lì dettero disposizione a monsignor Gasbarri di impegnare subito 5 milioni di lire per far fronte ai primi bisogni».

In Cattedrale fu allestito il primo centro di assistenza, sotto la regia della presidente del Cif provinciale Sofia Orlandini Ginolfi, mentre coi giovani di Azione Cattolica e della Fuci furono organizzati i primi giri su un anfibio dell’Esercito, nelle zone di via de’ Barberi e delle strade tra Porta Vecchia e Porta Corsica. «Portammo latte e cioccolato caldo - ricorda don Franco - che furono preparati dall’albergo Duomo. E in serata potemmo ritornare con provviste e aiuti di altro tipo». La Chiesa si fece presente anche attraverso l’inviato del Papa Paolo VI, monsignor Andrea Pangrazio, vescovo di Gorizia e segretario della Cei. Il presule venne in Maremma, visitò tantissime famiglie, soprattutto nelle campagne e nelle zone più disagiate. «Il Papa - continua monsignor Cencioni - dispose di donare 500 mila lire alle famiglie più danneggiate, mentre a tutte le famiglie di Principina Terra fu donata una stufa».

Intanto dalle diocesi vicine agli ordini religiosi o ai singoli benefattori, non si contano gli aiuti che tramite la Chiesa furono distribuiti. L’associazione cristiana artigiani italiani, riunita d’urgenza, invitò i dirigenti e soci a contribuire alle raccolte mentre l’onorevole Aldo Moro, in occasione della sua visita a Grosseto, sottolineò il grande lavoro compiuto dalla Chiesa. Il vescovo riportò nella rivista diocesana la cifra totale raggiunta grazie alla generosità di tanti: ben 109 milioni di lire, 48 dei quali del Papa. Anche la Chiesa di Grosseto subì danni significativi, al Seminario e alle parrocchie.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web